martedì 20 gennaio 2015

Cerco casa

Toh, sono passati 100 mesi.

Che poi pare che sono morta a Orbecesso.
Non mi avrete mai.

Nel frattanto mi sono spostata.
Ma andiamo con ordine.

Nonostante lo scarso preavviso sono riuscita a fuggire da Orbecesso con l'autobus della speranza.
Come ho messo piede in terra sicula, notoriamente ben collegata con tutto il mondo, mi hanno chiamata per fare un colloquio.

A Milano.
Che tipo ci siamo incrociate con la valigia. Lei andava a casa mia, io a Milano.

A Milano ho fatto un colloquio e mi hanno detto "le faremo sapere".
Poi mi hanno mandato una mail e ho fatto un altro colloquio. E mi hanno detto "le faremo sapere".

Morale della favola mi hanno presa tutti, perchè sono troppo bella, o perchè gli ho fatto un'offerta che non hanno potuto rifiutare e ho trovato 3 lavori.

La mattina insegno ai cinesi, il pome online e la sera agli erasmus.
La notte salvo il mondo.

Ovviamente in tutto ciò ho cercato casa.
A Milano.
Maina gioia proprio.

Ho iniziato a guardare gli annunci evitando:
- monolocali spaziosi/areati/deliziosi = ossigeno solo per una persona piccola;
- tranquillo/ in zona ben collegata = in Kazakistan;
- piccolo angolo cottura = fornello a gasSe;
- mansarda ben arredata = sottotetto con sorci.

Nonostante ciò ho chiamato per mezza mansarda.
"Salve agente immobilaDro stavo guardando l'appartamento xy, ma credo manchi una foto, non vedo il letto o il divano letto o il pouf o la cuccia"
"Ah ecco signorina, vede quell'angolo dove la mansarda è più bassa"
"Sì..."
"Ecco, lì può mettere un MATERASSO"

E fare pipì in una pianta per sentirti in campeggio dentro.

Secondo tempo:
"Salve telefono per l'appartamento xy, c'è il letto?"
"Ahah che simpatica signorina, certo!"
"Bene e mi scusi in che senso -bagno di fronte-?"
"Di fronte"
"Mi fornisca un termine di paragone, faccia contenta la grammatica, di fronte A?"
"All'appartamento"
"Non capisco, finga che io sia demente"
"Nel corridoio condominiale"
"... devo lasciarla, non ho un accappatoio abbastanza elegante"

Terzo tempo:
"Salve. Telefono per l'appartamento, c'è il letto? e il bagno?"
"Ahahah certo"
"E dove?"
"Il bagno è IN COMUNE"
"Nel senso che è al comune? col sindaco?"
"Lo condivide con l'appartamento di fronte".

"Pronto agenzia xy?"
"Sì come possiamo aiutarla?"

Voglio un cesso tutto mio.

venerdì 14 novembre 2014

Immagina, NON puoi.


Vi ricordate che ero tornata a Orbecesso?

Bene, dopo un sano periodo di follia, di schifo sommo e puro e di sopportazione che mi regalerà il paradiso (regalerà letteralmente, al mio arrivo in paradiso chi di dovere mi dirà "tieni zia"), ho finito di lavorare.
Ma io non finisco di lavorare come voi, gente normale, che magari non vivete in questo posto demmerda che è l'Italia, io finisco di lavorare dal giovedì al venerdì.
Fu così che un giovedì venni informata che "sai, ho le lacrime agli occhi, ma non ci sono più studenti".
I miei pensieri nell'ordine:

Sono morti.

Li hanno rapiti gli alieni.

Fottiti.

Beh, mi dico pazienza, e lei mi dice "immagino che entro sabato tu possa andartene" (mi forniscono la casa).





In ogni caso, mi incavolo così tanto, che faccio le valigie e scappo nottetempo.
Le valigie però le lascio a Orbecesso, dove la mia padrona di casa, deve fare lo sforzo estremo di aprire al corriere prepagato e consegnargli la valigia. Solo questo perchè il favore di stamparmi la lettera di vettura UNAPAGINAUNA non ha potuto farlo.
"Sai, io queste cose non le capisco".
Sai, io non capisco come un essere umano che non sappia usare una stampante sia ancora vivo.
Ciao selezione naturale, sono Giovanna, dobbiamo parlare.

Arriva la valigia e in una tasca, in una busta chiusa, protetta da plastichina, trovo una lettera della signora.
La signora mi ricorda che abbiamo dimenticato i soldi per la permanenza del mio ragazzo.

Spiegazione necessaria:
Ad Orbeschifo mi forniscono la casa, una stanza in casa per essere precisi, con studenti vari con cui, secondo la direttrice, non dovrei socializzare.
No, se mi dicono "shcusha, posso prendere agua", gli rispondo "crepah".
Fare pipì nello stesso cesso per me è condivisione amica direttrice.
In ogni caso la padrona di casa mi aveva informata, dotandosi di barba e tunica, che nessunooh poteva venire a casaaah.






Come se fossi in un convento, o dovesse preservare la mia purezza.
Provo a spiegarle che ho 30 anni (una volta) e che naturalmente avremmo pagato i consumi in più. Chessò, il calpestio delle piastrelle, l'usufrutto delle scale, il consumo della maniglia, lo scioglimento dei ghiacciai del frigo, i click in più degli interruttori.
Mi chiede DIECI euro al giorno.
Le dico un ok sorridente, che in qualche luogo del mondo significa "'sta tirchia".
Quindi ora, 'pora stela, vuole sti 30 euro.

Te li mando amica.

A 4,50 a scatola di Imodium, posso augurarti squaraus a vita senza sentirmi in colpa.






lunedì 1 settembre 2014

Mission impossible: la disdetta del telefono



Nella vita non bisogna mai dare nulla per scontato.
Ci sono cose che SEMBRANO facili, ma non lo sono.
Il karma, l'amico karma, ti fa il gesto dell'ombrello nelle situazioni più impensabili.

E fu così che decisi di disdire una linea telefonica, a casa di mia nonna che si è ormai trasferita.
Unica difficoltà, la linea è intestata a mio nonno che non è più tra noi.
Ma che sarà mai.

Prima telefonata:
"Buongiorno, vorrei disdire blabla, ma la linea è intestata a mio nonno deceduto. Cosa devo fare?"
"Ah non c'è problema servono i documenti di un erede, il certificato di morte e il modulo in cui la linea viene disdetta da un erede in qualità di "figlio/a/moglie/marito/cane/gatto/pappagallo"
"Ok"

Però. Sembra facile.

Faccio tutto e spedisco.

Venti giorni dopo, la morte nera. Nessuna comunicazione.

Seconda telefonata:
"Pronto buongiorno, 20 giorni fa ho inviato una raccomandata per la disdetta della linea telefonica di mia nonna, può controllare lo stato di avanzamento?"
"Non c'è nessuna richiesta sui nostri computer"
"Guardi io ho mandato tutto e ho la ricevuta di ritorno in mano"
"Eh ma non c'è"
"Eh ma l'avete ricevuta, per quanto mi riguarda la potete cercare sotto ogni tavolino dell'ufficio"
"Ah sì eccola, noto qui che la documentazione è incompleta"
" Incompleta? Io ho seguito le informazioni di una sua collega, cosa manca?"
"Il documento del DEFUNTO"
"... scusi?"
"Sì, serve il documento del defunto a cui è intestata la linea"
"Mi scusi ma è impossibile avere il documento del defunto, in quanto defunto non ha documenti... non è più utile il documento di chi è ancora in vita? E' pure meno macabro."
"E lo so, ma qui dice che è incompleta, voi non potete procurarvene uno?"
"Dubito all'anagrafe rilascino documenti ai morti, magari domani vado e chiedo quello di mio nonno e quello di Garibaldi, così, per sfizio"
"Eh, in effetti ha ragione, vedo cosa posso fare e la faccio richiamare"
"Grazie, ben gentile"

Dopo 6 giorni, la morte nera continua ad aleggiare su di noi ed essere ormai appassionata alla saga dell'assurdo.


Terza Telefonata:
"Salve buongiorno, non so quanto tempo fa ormai, ho chiesto la disdetta di una linea telefonica intestata a un morto, la cosa deve avere turbato la sua collega e mi ha chiesto il suo documento"
"No signora, avrà capito male, chiediamo il certificato di morte"
"E quello c'è. La sua collega mi ha proprio detto che la pratica era incompleta perchè mancava il documento del defunto"
"No signora impossibile, però controllo"

Passano due minuti.


"Ehm... signora..."
"Sì"
"Ehm... non ho parole... lo ha anche scritto nella pratica... -manca documento DEFUNTO-. La sua pratica era stata RIGETTATA per questo motivo"
"Eh."
Sottofondo di: ma capisci questo lo ha pure scritto, ma senza parole, ma vedi va.
"Signora la pratica è partita, la linea non sarà operativa a partire da giorno 11. Ci scusi"

Punti da sottolineare:
a- La pratica era stata RIGETTATA dall'ufficio commerciale, da una persona che quindi per lavoro analizza queste pratiche;

b- una persona che pensa che un defunto abbia documenti lavora e io no;
c- se a famosacompagniatelefonica iniziano a prendersi per cretini tra di loro siamo messi male.

Suggerimenti:
Fatevi un cofanetto degli orrori, ogni volta che un vostro caro muore tenetevi un documento e un capello.
Il capello così, che se CSI trova il cofanetto a casa vostra, almeno potete dirgli che ci fate i riti satanici.
E non che li tenete per disdire il telefono.

lunedì 4 agosto 2014

Sri Lanka: Embilipitya e Newara Elia

Rieccomi (sono stata vagante in Italia pardon).

Dopo Tangalle ci siamo spostati verso Embilipitya.
Embilipitya è una città non particolarmente degna di nota, è però una buona base per visitare il parco "Uda Walawe National Park".
Però ad Embilipitya siamo andati al cinema! I cinema dello Sri Lanka hanno i posti riservati per le coppiette, sono due poltroncine un po' più appartate per mantenere la privacy. Che cosa dolce.

L'unica cosa carina che potrete vedere poco fuori la città è l'Elephant transit home, un rifugio per elefantini orfani che vengono allattati dai guardiani.


L'ingresso costa 500 rupie, ma ATTENZIONE, consultate gli orari in cui gli animali vengono allattati, nel resto del tempo sono in un'area non visibile dal punto di osservazione e non vedrete una beneamata ceppa.
Per visitare il parco, ma anche gli elefantini orfani, potete  rivolgervi a Mr. Indica, un big gym cingalese che, a dispetto dell'aspetto un po' curioso, si è rivelato veramente utile e disponibile.
Indica ha un eco lodge mega galattico (Pokuma Safari Eco Lodge) che, nella bassa stagione, è molto accessibile (2000 rupie a notte per 3 persone).
Indica è apparso ai nostri occhi più o meno così:

L'ingresso al parco, più la guida, ecc.. è abbastanza caro, contrattando un po', spenderete circa 3000 per la macchina e 3000 per l'entrata. Ovviamente più siete e meno pagate, ma la regola è sempre una: contrattate senza pietà.

Dopo Embilipitya, abbiamo rifuggito 100 offerte per vedere elefanti:
a- malati
b- in riabilitazione
c- in sedia a rotelle
d- in stato depressivo.

Ci siamo sentite bucoliche e abbiamo preso un bus che in 30 ore per la vita, comprensivo di Cuccarini, ci ha portate a Ella.

Da Ella, che sembra veramente carina, abbiamo preso il trenino panoramico per Nanu Oya (la stazione dei treni di Nuwara Elia).
Il trenino panoramico costa 1000 rupie dovunque voi andiate.
Non mi chiedete perchè.
Il viaggio fino a Nuwara Elia vi riempirà di meraviglia.
La prima ora.
Poi vi sentirete scomode, vedrete la gente morta, cercheranno di vendervi peperoncini e vi addormenterete.
Sul treno panoramico.
Pagato 8 volte di più di un normale treno proprio perchè panoramico.

Sul trenino leggerete pareri contrastanti, c'è chi lo trova meraviglioso e chi no.
Io non saprei che consigliarvi, il panorama è bello, ma non so se ne vale la pena, visto il costo e il tempo perso.

Nuwara Elia è veramente bella, un po' come tutta la Hill Country che per intenderci è la zona delle piantagioni di te.
Momento storico:
Come forse saprete, l'isola dello Sri Lanka, si chiamava in precedenza Ceylon.
L'isola nasce però come produttrice di caffè, il tè viene introdotto solo nel XIX secolo, dopo che le piantagioni di caffè sono state sterminate da una malefico fungo.
Tra il 1870 e il 1880 le spedizion di tè provenienti da ceylon iniziarono a riempire Londra e un lungimirante imprenditore ebbe un'idea.
Indovinate chi era quest'uomo?
Ma certo!
Il signor Liptoniceteafenomenale!
Il Signor Lipton comprò diverse piantagioni in Sri Lanka e ciò gli permise di ridurre i prezzi del tè in Inghilterra, tè fino ad allora escusivo appannaggio di una classe agiata.
Fine momento storico.

A Newara Elia, che vale la pena essere visitata per il solo fatto che è l'unico luogo dello Sri Lanka in cui indosserete una felpa, ci siamo fermati due giorni (più che sufficienti) e abbiamo gironzolato in città (davvero carina) e visitato le piantagioni. In città visitate il "seetha amman temple", un piccolo tempietto induista davvero splendido.

Qui l'albero a cui si lega un nastro con le offerte:

Abbiamo fatto una scalata di circa 3 ore, attrezzatissimi, senza acqua e con 3 banane. Siamo partiti dal "blue field", abbiamo visto le cascate senza nome, siamo passati attraverso le piantagioni, fino a raggiungere la fabbrica di tè omonima.
Il panorama è meraviglioso.







Le cascate
Le piantagioni di tè
















La nostra dement eroina tra le piantagioni.
Se un giorno il vostro tè avrà un sapore, come dire, diverso, non chiedetevi perchè.
Non fatelo.









Da Newara Elia potete spostarvi verso l'Adam's Peak, il monte sacro e pieno di leggende. Dovete però essere attrezzati, in cima fa freddissimo, e calcolare che ci vogliono circa 3 ore per la salita e che la discesa è veramente impegnativa. Nei periodi di poya, festività sacra al buddismo nella speranza che i buddisti non conoscano lo spagnolo, potreste impiegare il doppio delle ore a causa del numero di pellegrini che affrontano la salita.

Noi abbiamo proseguito per Kandy. Ma ve lo racconterò nella prossima puntata.

martedì 1 luglio 2014

Diario di viaggio: Tangalle e il sud

Ho notato che sullo Sri Lanka ci sono pochissime informazioni, in italiano almeno.
In effetti è una meta relativamente nuova, ha avuto una delle più lunghe guerre asiatiche di tutti i tempi, poi nel 2006 lo Tzunami e la guerra è finita solo 4 anni fa.

Andiamo con ordine.
Lo Sri Lanka è in ASIA.
Capitan ovvio direte voi, no rispondo io.
Quando l'ho comunicato ad alcune persone mi è stato risposto: "Ah ma adesso in AFRICA non è inverno?".
Quindi la specificazione non è superflua.

Per arrivare in Sri Lanka ci sono due opzioni di volo, uno con la Sri Lanka airlines che ha voli diretti da Roma e Milano a Colombo e una con la Emirates che però fa scalo a Dubai per 30 ore.
I voli non sono eccessivamente cari, se prenotate con anticipo potete trovarli anche a circa 500 euro A/R.

Informazioni pratiche:
L'adattatore è simile a quello inglese con 3 tondini con disposizione triangolare, ma più grossi. NON  è presente nell'adattatore universale, lo trovate in Sri Lanka più o meno ovunque con meno di 1 euro. In alternativa è sufficiente inserire nel foro in basso una penna e poi, se non morire fulminati, la vostra presa europea.
Per presa europea si intende quella con 2 coni, se ne avete una a 3 portate un ridutore. Quello non lo troverete MAI.

Lo Sri Lanka è abbastanza sviluppato, troverete più o meno tutto ciò che vi serve in capitale, ma non nelle città più piccole.
Cose da non dimenticare assolutamente:
- crema solare con alto fattore di protezione, in Sri Lanka non esistono o sono di pessima qualità;
- medicinali base (antibiotico, antipiretico, crema per le punture di animali vari);
-Autan tropicale, in Sri Lanka troverete qualcosa di naturale alla citronella che le zanzare apprezzano molto;
- Assorbenti interni, esistono solo a Colombo.

La moneta usata è la rupia cingalese, il mio consiglio è di cambiare in aeroporto.
ATTENZIONE... Pochissimi hotel, negozi, ecc. accettano la carta di credito e in alcune cittadine di mare non c'è il bancomat. Cercate di avere sempre con voi un po' di valuta.
1 euro = 176 rupie

Il cibo è mostruosamente piccante. Io sono abbastanza abituata al piccante, ma ho avuto serissime difficoltà. Per strada troverete cibo di tutti i tipi:
- il rooti una specie di pasta di pane che può essere ripieno di carne, pesce o verdure;
- delle polpettine ripiene di pesce tremendamente piccanti;
- una crepes con un ripieno di cocco non piccante.

Nei ristoranti turistici less spicy significa davvero less, in quelli non turistici chiedete NO spicy. Lo avrete comunque spicy ma sopravviverete.


Il primo periodo vivevo a Tangalle, a sud.


Tangalle è una bellissima meta balneare anche se il mare, non so se per il periodo, era troppo mosso, inavvicinabile per chi non ha molta confidenza con il mare.
Il trasferimento da Colombo a Tangalle, ma in generale con le principali città di mare, può essere fatto in vari modi.
Ci sono bus (molto economici, ma non comodissimi) di vari tipi, taxy e i servizi delle guest house. Io suggerisco questi ultimi, saranno più cari dei bus, ma appena arrivati e con i bagagli è la migliore soluzione. Se siete in 4 contate di spendere circa 25 euro a testa per andare a sud.


La costa sud è una delle più belle e i prezzi variano moltissimo a seconda della stagione. In bassa stagione (scegliete Aprile- Maggio e la godrete comunque, non andate oltre Giugno o rischiate i monsoni) potreste dormire anche con 12 euro a notte in posti davvero carini.


A Tangalle si va solo per il mare, tra le spiagge più belle ci sono Goyambocca (lo so, lo so) e Paradise beach. Ci arrivate più meno da qualsiasi parte con il tuc tuc, il taxy locale, con piu o meno 1 euro.
A Tangalle ci sono anche varie spiagge in cui è possibile vedere le tartarughe di notte che depongono le uova. Le guest House organizzano il trasferimento con circa 1000 rupie a tuc tuc (3 persone) e poi pagherete il biglietto della riserva solo se vedete le tartarughe.
Mirissa è meravigliosa, ma un po' più lontana, calcolate 1 ora circa in bus con cambio a Matara.


A Goyambocca si accede tramite una specie di tunnel di vegetazione meraviglioso.




 

Questi sono dei bungalow a Goyambocca, vacanza relax ideale fuori dal mondo.

Paradise beach



A tangalle c'è anche una graziosa spiaggia vicino al porto. La zona è frequentata da locali per cui evitate il bagno in bikini, fatelo in pantaloncini e canottiera per rispetto :)




La zona del porto è veramente bella e merita una visita. Ci sono ancora, in determinate zone, i segni dello tzunami del 2006, ma è bello notare la voglia di rinascita e crescita.







A tangalle c'è anche una laguna molto suggestiva (nella zona di Paradise beach). Se sopravvivete al caldo potete fare un giro in barca chiedendo ai pescatori intorno.


Cibo: Vicino la spiaggia ci sono moltissimi locali molto carini. Io ho mangiato molto bene al Frangipani e in un locale senza insegna sulla stradina che costeggia la spiaggia.
Questo pescatore ha costruito il ristorante nel cortile di casa sua, secondo noi attorno a un tavolo (lo individuate dalle taaaaaaante lucine colorate).
La moglie cucina meravigliosamente, cucina locale, lui pesca e il bimbo aiuta (porta i cucchiaini per venire a curiosare eh, niente sfruttamento).
Sono anche loro vittime dello tzunami, hanno perso la casa e tanto altro ed è davvero ammirevole la voglia di rinascere e rimettersi in gioco.
Il menu è fisso, dovete prenotare nel pomeriggio, e in genere comprende un pesce/aragosta come portata principale, altro pesce, un milione di contorni di verdure, insalata, naturalmente riso e frutta. Tutto a volontà.
Non ha bibite, portatele da casa.
Non c'è un menu con i prezzi, per cui è a offerta libera. Dipende dal pasto, noi lasciavamo in genere 700 rupie a testa.

Alla prossima puntata :)

domenica 29 giugno 2014

Il parrucchiere fAigo

Prima di partire avevo ovviamente avuto una serie di sfighe che dio le manda e, dato che per raccontavi del viaggio devo sistemare le foto (che sennò non mi odiate abbastanza), fatemi riciclare i post.
Orsù, siate buoni. Ricicliamo politici dal 1843, non vi formalizzerete.

Ricollegandomi alle puntate precedenti e continuando sul viale delle sfighe vi racconto del lato non lavorativo.

Anche umanamente parlando non va benissimo, i miei più cari amici pascolano allegri nel nord Italia, vagando nella nebbia, e il senso di solitudine s'è fatto prepotente.
Ma tipo che mi volevo comprare la macchina da cucire.
Ma tipo che sto facendo un tavolino con delle cassette della frutta e le ho dipinte.
Ma tipo che volevo dare l'impregnante pure al gatto.
Ma tipo che ho accompagnato mio fratello dal parrucchiere.
Di sabato.
Il parrucchiere FAIGO.

Tutto accadde intorno alle 18, arrivammo e nessuno ci diede segni di vita alla porta, che ti chiedi se sei diventato trasparente, non un ciao, un wellà, un vaffanculo che è comunque sintomo di sonoancoravivoearticoloparole.
Il parrucchiere faigo ci ha trattati di popò perchè, come si dice da me, c'abbuttava a campare (gli scocciava vivere) e quindi boh non puoi tornare domani?
La follia.
Fossi stata io me ne sarei andata tipo star trek col teletrasporto, ma mio fratello, che girerà don matteo 98 dopo che avranno rottamato Terence Hill che ormai manco può sorridere più (Terence non so il tuo nome perdonami, però ti ricordo quando saltavi agile e picchiavi la gente. Mi hai spezzato il cuore a salvare leggenti depresse Terence, sallo.), lo ha perdonato e gli ha detto di recitare 4 ave maria e 6 padre nostro.

Comunque poi mi sono pentita dei miei pensieri cattivi perchè, dall'abbigliamento, risultava chiaro che il parrucchiere avesse avuto importanti problemi di allagamento locali.


Non vedo altre motivazioni del pantalone al malleolo+mocassino senza calza.
Che no, manco se hai finito i calzini è permesso.
Li giri.

Tra la fauna presente dal parrucchiere, la sora lella vestita da vamp, vostra nonna in minigonna, la 15enne tutta ipad e lacca, era presente un tizio in tuta.
E hogan.

Con la tuta aderente e un adorabile, piccolo, bozzetto che mi guardava felice dato che io ero seduta su una poltrona di design, anche detta col culo a terra, e avevo il suo pene ad altezza orecchio.

Il pene che sussurrava alle orecchie.

Tipo?
Se non sei Rocco, lascia perdere.
Fallo per te, che poi la gente ti guarda e ti dice "se non sei alto così non puoi entrare".

Ma poi la tuta?
Tuta: indumento indossabile nell'intimità della propria casa (nel qual caso deve avere un colore imbarazzante) o nell'intimità della propria palestra.

Dovrebbe essere come per il porto d'armi.
Puoi portare la tuta solo nel percorso da casa alla palestra.
Al di fuori di esso sarai multato.

In tutti i casi l'arma/tuta va trasportata smontata.

mercoledì 25 giugno 2014

Sopravvissuta





GentI si lamentano per la mia scomparsa.

Avete anche ragione, ma ho lavorato 18 ore al giorno e poi sono morta al sole.

Ora sono tornata a valledilacrime.

Partiamo dalla fine.
Così, per fare confusione meglio.

Il viaggio di ritorno è durato solo 36 ore e quindi sono arrivata fresca come una rosa.
Dato il mio colore imbarazzante capisco bene tutta la gente che a Roma mi ha parlato in inglese e chiesto di dove fossi.
Il mio bagaglio è stato imbarcato come bagaglio ingombrante, solo perchè è uno zaino.
Dovete sapere che negli aeroporti civilizzati hanno i sacconi per gli zaini, a Roma fiumicino ne distribuiscono 6 alla settimana, o non si spiega in altro modo il perenne ritornello "sono finiti".
L'omino addetto, in maniera estremamente professionale mi ha informata che:
"devi aspettà n'attimo CICCIA".

Aaaaah Roma, turismo e cultura.

Comunque a Roma fiumicino non ci sono sedie, non prima del ceck in almeno. T'è piaciuto arrivare in anticipo?
Muori.

Sempre a Roma non funzionavano i cessi, eravamo tutti in fila al "bagno per famiglie, tieni con te il tuo bambino" e al bagno per disabili cantando "non si poteva far la pipì, perchè non c'era vasino lìììììì".
Praticamente o pisciavi nel cesso di 1,70 dei disabili o raso terra in quello per i bambini.
Comodo.

Stavolta non ho fatto 120 scali, ma diretto da Colombo a Roma e poi da Roma a Catania. Il primo volo, quello intercontinentale, in orario, valigie arrivate in un attimo.

Il secondo volo alitaGlia.
Informiamo i gentili passeggeri che il volo subirà un lieve ritardo a causa di un danno al finestrino.
o.O
Ho una domanda, una curiosità.
Ma le hostess per legge, non devono essere giovini e belle?
Cioè io capisco la crisi, ma le hostess del mio volo avevano 90 anni.
Mica per discriminare, ma a momenti avevano bisogno del girello per deambulare.
No perchè in caso ditelo, che mia nonna di settimana s'annoia e magari un cv ve lo manda eh.

All'arrivo un tipo vestito da blues brother mi chiede se la BORSA con dentro solo il pc sulla sua valigia, fosse mia.
"Sì", rispondo convinta che me la passasse.
Invece NO. La spinge. La fa cadere di lato.
BONK.
"Minchia che educazione" è la finezza che si affaccia alla mia bocca, complice 2 mesi di sparlo libero e non compreso around per lo Sri Lanka.

Arriviamo con 20 minuti di ritardo e delle valigie nessuna traccia.
In dubbio sulle sorti del mio zaino ingombrante, mi avvicino al banco.
"Buongiorno donnina pagata per dare informazioni sui bagagli, da Roma hanno spedito il mio bagaglio come ingombrante ma solo perchè zaino e quindi si impinge nel nastro, devo ritirarlo al nastro o al banco degli ingombranti?"
"Uhm... prova al nastro, se non arriva vai al banco bagagli ingombranti"

MA VA.

Dopo 120 ore sono arrivata a casa.
Tanta pasta, amore e il cambio di stagione che mi faceva "ciao".
L'impulso di uscire con un paio di stivali e un vestitino nonostante i 30° stato forte.

Perchè Paris Hilton sì e io no.

In ogni caso sono tornata a casa, mi sono immediatamente scontrata con la totale mancanza di professionalità, con le magliette scollate degli UOMINI, con la carenza di bottoni per le camicie maschili, nuova piaga dell'estate 2014 e mi appresto ad andare al mare e vedere un numero imbarazzante di cosce di pollo.

Gli slippini sono tornati.
Vi racconterò tutto e di più.
Prendete queste come semplici notizie ansIa.



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