martedì 1 dicembre 2009

Ocheti pocheti!

E dunque...
Finalmente domani parto, vado a farmi un bel bagno di civiltà.
Vado a Roma a vedere Pala che ccci manchiamo, a Pg a prendere la mia pergamena di laurea dipinta a mano da monaci buddisti senza mani (3 anni hanno impiegato è giustificabile solo così), a Montecatini nella mia personale beauty farm, a Milano dai miei amicici per passare il compeanno con loro senza infradito e ai mercatini di Natale mia personale fissazione 2009.
Parto per 2 settimane e misteriose forze mi avevano inizialmente convinta a partire con il solo bagaglio a mano.
Mi informano che la definizione scientifica di 'ste misteriose forze è "tirchieria".

Ma che volete m'ero sentita tanto Marilyn.
Tre gocce di Chanel N°5 per dormire e tanta tachipirina per la broncopolmonite successiva.

Quando, osservando il mio bagaglio a mano, ormai rotondo, ho avuto difficoltà nell'inserire una pinzetta, ho pensato: questo bagaglio non s'ha ddda fare (nè può bastare)!
Quindi ho capitolato e ho anche il bagaglio da imbarcare.
Che peraltro mi costa meno dello chanel.

A quel punto ho allargato il raggio d'azione e deciso che il concetto di indispensabile poteva essere ampliato e mi sono ispirata a un vecchio amico



Insomma il cappello a punta mi dona più dello chanel!

domenica 29 novembre 2009

La cometa Findus



Il mondotutto ha deciso che è ora che io riprenda a scrivere.
Tanto che avevo già un altro post pronto, ma questo merita gli onori della cronaca, almeno per vicinanza temporale.
Venerdì conosco un tipo, amico di amici.
Credo che dire colpo di fulmine sia eccesivo nonchè illegale dopo i 13 anni, per cui dirò che il tipo mi ha colpita, cosa che accade con la stessa frequenza del passaggio della cometa di Halley.
Carino e azzeccava i congiuntivi.
Tutte le mie aspettative erano state soddisfatte.
Chiacchieriamo poco; io ero con un amico, lui con una zecca che pareva un pupo incantato: "oh andiamo?, oh andiamo?".
Gli avrei dato volentieri una testata, ma credo che la mia aria da bimbadolce ne avrebbe risentito. Il mio lato da bimbaminchia no.
Comunque il tipo mi dice che 36 ore dopo si sarebbe imbarcato per la legione straniera e quindi ringrazio la sfiga, sorrido e cerco uno spigolo.

Sabato, mentre trotterellavo allegramente (allegramente un par de palle dato che dopo 1 anno e mezzo ho deciso di mettere i tacchi) la cometa mi picchietta sulla spalla sotto forma di Capitan Findus versione figo che, finalmente senza amicoandiamo, chiacchiera con me e mi invita a bailar.
Cerrrrrto io e i miei tacchi verremo senza dubbio.
Vado a ballare, mentre cerco di fare la bimbasexy inciampo 15 volte in 3 metri, quasi cado in un dirupo e prendo 16 storte. Capisco che anche le strade siciliane ce l'hanno con me, ma fingo che la rottura di 15 ossa sia un piacere che mi passo ogni sabato sera.
E sorrido. Avrà pensato che ho 'na paresi.
Capitan findus però è proprio carino e mi dice cose così carine che anche il mal di piedi sembra piacevole.
Finisce la serata, ci salutiamo e mi manda messaggini che mi fanno intuire che anche lui ha visto la cometa di Halley.

Sorrido, desidero essere il bastoncino di pessie che incontrerà nella sua strada e penso che nessun altro essere umano riserverà ai bastoncini findus una paresi come la mia.

Ah nel caso in cui vi fosse rimasto il dubbio, a casa il mal di piedi ha smesso di essere piacevole.

martedì 24 novembre 2009

Lo spedale




Sono tornata.
Dato che il blog ha (spero momentaneamente) smesso di essere esotico causa mio ritorno in patria, vi racconterò la storia dell'ospedale di sabbia. E di come dal cosiddetto "terzo mondo" sono arrivata direttamente e senza passare dal via al 4°.
C'era una volta l'ospedale di Agrigento.
Nessuno sapeva dov'era perchè non c'erano cartelli. Nessuno, soprattutto, sapeva per quanto sarebbe rimasto li.
Tutti speriamo di non aver mai bisogno di un ospedale, noi agrigenDini che siamo un pezzo avanti, lo speriamo di più.
Comunque caso e amicadisgrazia vollero che ne avessimo bisogno.
Trovato l'ospedale, parli con una guardia giurata, non con un medico. Che fa brutto.
Poi ti metti in fila e lì rimani. Si narra che qualcuno sia ancora lì.
Superata la fase 1, passi alla fase 2, il ricovero. O meglio alla fase 1 e 1/2 il corridoio.
Lì chiedi ad un'infermiera cosa devi attendere (re magi, stella cometa, alieni) per avere una stanza; non ho familiarità con i termini medici, ma credo che in caso di ricovero sia inclusa nel prezzo.
E lei, che il ciclo ce l'ha di default s'incazza. No, non tu. LEI. Credo che abbia anche abbaiato in realtà.
Tiri un osso all'infermiera, ottieni la stanza, tagli il nastro, perchè se aspetti un'ora vuol dire che la camera te l'hanno costruita, e noti che manca il cuscino. Ma vabbè capita.
Sai com'è, la FRETTA.
Vai dall'infermiera e con la pazienza che non hai chiedi un cuscino, mica un reattore nucleare o un kg di cozze, un cuscino. La risposta, testuali parole, è la seguente: "Cuscini?!?!?!? siiii, una vita ca unn'avemu!".

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Quando sei in ospedale guadagni, teoricamente, un minimo di tranquillità, piccolo piccolo, circoscritto al fatto che non devi cercare la farmacia di turno per i medicinali.
E invece non è così.
Serve la tachipirina. L'ospedale NON ne ha. Ce le passa sottobanco un'infermiera... dalla sua borsa. Manteniamo il silenzio e inizio a rimpiangere il Mozambico.

E come in ogni racconto di fantascienza non può mancare il personaggio pazzo ma che rimane nel tuo cuore, il cappellaio matto di Alice insomma, che nel mio caso assume le sembianze di un infermiere ipocondriaco.
Un infermiere infatti, scoperto che torniamo dall'esotica Barcellona, non vuole più entrare in camera. E meno male che non gli ho detto che tornavo dall'Africa, sennò come minimo mi tirava l'acqua santa.
Acquasantiera compresa.

Se volete darmi una mano regalate a me un corso di meditazione e a lui un atlante.
Siate buoni, spiegategli che Barcellona non è la capitale del Congo.
Così magari smette di lavarsi col DDT.
Che bene bene non fa.

Saluti dal 4° mondo.

mercoledì 7 ottobre 2009

Depressccion taimm

A volte si sottovalutano tante cose.
Tipo che farsi i fatti propri è una bella cosa.
Tipo che se proprio devi farti i fatti degli altri, fatteli bene. Prima magari ascolta.
Che a volte si è semplicemente diversi. C'è poco da fare.
Che la felicità è una parola mutevole. Cambia a seconda della bocca che la pronuncia.
Che io sono felice se tu sei felice. Perchè tu no?
Che per costruire una casa si va mattone per mattone.
Che a volte chiedere è una bella cosa.
Che per imporre qualcosa non si usa solo la parola "dovere".
Che io sono questa. E NON voglio cambiare.
Che se sento un'altra volta la parola progetto vomito.

Tanto poi mi riprendo ecco.

mercoledì 23 settembre 2009

Khanimambo


Alternative content



Ultima notte a Maputo, ultima notte sotto questo cielo stellato e nuvoloso.

In questi giorni ho fatto il pieno, mi sono riempita il cuore di colori, di rumori, odori, sapori, parole e suoni.
Ho camminato con il naso in sù guardando il cielo, i palazzoni distrutti e poi guardando le strade con quelle buche che hanno attentato alla mia vita per tanti mesi.
E la gente, i bambini, le bancarelle, la frutta.
Tutto.
Mi mancherà tutto. E tutti.

Descrivere questi mesi a Maputo non è possibile, non basterebbe tutta la notte e poi ci sono sentimenti che non possono essere espressi con parole, sono troppo forti, troppo intensi, rimangono nel cuore.
Qui ho imparato a conoscere i miei limiti, i miei confini e a superarli spesso.
L'Africa ti fa sentire piccola, distrugge tutte le tue certezze, tutto quello che sapevi fino ad ora non va più bene.
Il dolore nel vedere la gente gattonare per la poliomelite, il disagio nel vedere la gente frugare nella spazzatura, il senso di colpa nel vedere un bimbo di 4 anni mangiare uno dei due biscotti che gli hai dato e metterne un altro nello zaino...
Ma non è questa l'Africa che impari a conoscere.
L’immagine dell’Africa povera, calda, con le malattie e tutti i suoi problemi, nei vari mesi si è colorata e ha preso forma. Non è più un’immagine in bianco e nero, dei segni su una cartina, è diventata un paese con pregi e difetti, con personalità e vita. Quando non si conosce una realtà, ma la si immagina soltanto, la si riempie di pregiudizi e la si costruisce fermandosi alle sue difficoltà. Non si riesce a dargli forma davvero finché non si aggiungono i “colori”.
E i colori si scoprono li. Sono le sensazioni, i sentimenti, le emozioni.
E allora l’Africa smette di essere un posto di “sole” malattie e problemi e si colora di sentimenti. La gente non è più “quella con un problema” ma acquista dei nomi, delle caratteristiche. Una vita insomma.

E io ho avuto la fortuna di conoscere tutto questo.
La fortuna di trovare una "casa", di dividere con una persona splendida momenti felici, scoperte, momenti tristi, dubbi e cedimenti.
E l'esperienza diventa migliore di quanto si sperasse.

Qui c'è solo da imparare, noi walungu non dobbiamo spiegargli niente.
"Os africanos nao tem dineiro, ma tem coraçao dorado" mi ha detto oggi un amico.
E io non dimenticherò mai i vostri sguardi, i vostri abbracci, il vostro affetto.

E' per questo che noi diciamo “Non potrò mai dimenticarti”, e gli africani dicono “Non crediamo tu possa mai scordarti di noi”.

E allora khanimambo Maputo...
Non ti dimenticherò mai.

Ninymela qu quela mbuya...

domenica 20 settembre 2009

Sex and the Moz

Sono sparita per tanto, è vero.
In questi ultimi giorni sono stata in un posto meraviglioso, ho fatto il mio "jantar de dispidida" e scoperto un sacco di cose in più sul Mozambico.
Giorni fa è venuta a casa la nostra amica sarta che si è fermata a chiacchierare con noi 3 orette.
Ci ha detto che le piaciamo... "siete così semplici, siete educate e sapete stare con le persone, non avete paura di andare nei quartieri e la gente non ha paura di stare con voi.
E si perchè è reciproco qui.
A parte i complimenti, scoprire che si, forse ci siamo riuscite a trasmettere che le mulungu non sono poi così male ho potuto continuare ad imparare qualcosa di questa terra.
Abbiamo chiacchierato di sesso e abitudini sessuali.
Come succede in ogni parte del mondo quando più di due donne sono lasciate sole insomma.

Qui ci sono diverse regioni, diverse tribù, e ognuna ha i suoi riti e costumi.
Ad Inhambane per esempio, ci si deve sposare con gente della stessa tribù, perchè gli uomini sono circoncisi e quindi più puri.
In Mozambico la circoncisione è una pratica molto diffusa, tranne nella provincia di Gaza, "mantiene puri ed è più difficile contrarre malattie o aids".

Chiedo della circoncisione femminile.
Mi dice che qui non si pratica, ma nella zona di Inharrime c'è un pratica che consiste nell'allungamento del clitoride, pare dia piacere durante l'atto sessuale.
Nella provincia di Cabo Delgado, invece, i bambini e le bambine verso i 10 anni vengono allontanati dai genitori e, in luoghi diversi, vengono istruiti sul sesso.
I bambini da uomini e le bambine da donne anziane. Per alcuni anni.
Le bambine perdono la verginità con dei falli finti, di diverse dimensioni "in modo che siano pronte per qualsiasi cosa gli presenti il matrimonio".
In pratica nessuna ragazza è vergine al matrimonio.

Chiedo della violenza sessuale.
"Bom, este spirito mao, alguma vez sta".
E' uno spirito malvagio.
Qui non è un uomo qualsiasi a stuprare, è una persona conosciuta. Un vicino, un amico, il padrino o anche il padre.
La violenza sui minori è un problema.
Spessissimo sono i padri.
La mia amica mi dice che è colpa della famiglia in genere, perchè è necessaria una vigilanza.
Bisogna sempre controllare il padre, non lasciarlo molto solo con le ragazzine, non permettergli di entrare nella loro camera senza bussare e imporgli di girare ben vestito in casa.
O "o pai pode virar os olhos pra a filia".

Sono un po' confusa.
Mentre in Italia è una deviazione la violenza di un padre su una figlia, qui si deve "vigilare", evitare una cosa che è già una possibilità, che può succedere.
Per me, per noi, è assurdo. Come può una donna immaginare di vivere con un uomo che solo lontanamente può provare desiderio per la propria figlia?
Ma qui questi ragionamenti non sono calzanti. Non è calzante nemmeno pensare che no, non è vero che gli uomini circoncisi contraggono le malattie con più facilità.
Mi colpiscono tutte queste cose, che non si sanno perchè, per ciò che concerne i costumi sessuali la gente si vergogna, lo si può sapere solo da loro, personalmente.
E mi colpisce la differenza di vedute, ancora, dopo un anno, imparare una nuova cultura, senza giudicare.
Perchè qui i nostri giudizi, i nostri canoni semplicemente "non ci stanno".
E mi colpisce che la nostra amica ci racconti del suo matrimonio, dei fidanzati delle figlie, del marito che beve e di tutto questo.

E mi sento un po' una di loro.

Finalmente.

martedì 1 settembre 2009

La gastroenterite più cara del uest

La gente normale ad Agosto va in vacanza.
La gente normale in vacanza si rilassa.
Mai sostenuto di essere normale.

Però stavolta ci ho provato, mi sono fermata al primo punto, sono andata in vacanza e apriti cielo.
Il mondo dei virustutti quando vado in vacanza sente come un fremito, un brivido di piacere.
Ma ovunque io vada eh? Da 12 km da casa a 12.200. L'effetto è uguale, deleterio e devastante.

Sono stata a Cape town dove ottenebrata dalle lucine e dalle strade senza buche, mi sono sentita tanto donna di monTo e mi sono data all'ostrica.
E poi l'ostrica s'è data alla fuga.

Praticamente in una notte buia e tempestosa, tra le 3 e le 4 del mattino, perchè io mi ammalo in orari comodi che sennò prendi chiami un medico e finì, l'ostrica s'è sentita molto free willy e ha spiccato il volo verso la libertà.
Lei e le ostriche ingerite dal 1992 in poi.

Chiamiamo il medico notturno.
Secondo una misteriosa coincidenza i medici notturni sono inquietanti. Tutti.
Il mio cruccopicchiomedico giunge in 15 minuti, mi guarda per 3 e decreta la morte in atroci dolori in 2.
Gastroenterite.
"DeFi bere, se non beFi Khiamiamo ambulanza, ti mettiamo in infusione, tuoi reni Fanno in necrosi, loro muore subito e tu dialisi.
E sti cazzi. Antica espressione capetoniana.
Comunque l'omo viene ogni 2 ore decreta che ha visto cadaveri più in salute e con pressione più alta.
Hai la tachicardia, mi fa.
E grazie al cazzo m'hai predetto la morte tu scurdasti?
Comunque cruccoman mi fa fare pipì nel barattolo 50 volte, che arrivata a casa mi sentivo disorientata a farla in bagno. Mi pareva malO.
L'ultima pipì è il mio passaporto per la libertà! posso partire.
Seguono festeggiamenti gioiosi per la mia pipì.

In tutto cio Anna, svegliata alle 4,30 perchè lei non si sveglia autonomamente, fa contatto col cuscino e sviene, è entrata in loop e per 20 min ha ripetuto: "Ma sono le 4? ma le 4 del pomeriggio? ma il mio tel fa le 4. Anche il vostro fa le 4? ma perchè sono le 4?"
Ininterrottamente.

Cruccoman ci saluta.
E' felice di avermi conosciuto.
Anche se ero verde.
QUATTROCENTO euro grazie.

Quasi quasi era meglio la gastrite... @ _ @