giovedì 7 luglio 2016

Ciao Emmanuel, ciao.

Non sono mai stata una ragazza pacifica.
Ho sempre avuto la lingua lunga, mi sono difesa, ho risposto a tono e sono sempre stata una rompiscatole.
Sin da bambina però, mio padre ci diceva "non reagite mai alle provocazioni, non ne vale la pena, non sapete chi potete avere davanti, anche se avete ragione voi".
Lo diceva a me e lo diceva a mio fratello.

Chissà se Emmanuel aveva un padre che gli diceva le stesse cose.
Fatto sta che Emmanuel ha difeso la sua compagna, definita "scimmia" da un gruppo di persone che dalle scimmie non vengono di certo.
Perchè altrimenti se io fossi scimmia mi impiccherei al pensiero che quellaè la mia versione riveduta e corretta.

Emmanuel chiede spiegazioni, le chiederei anch'io, ma non a 'sta gente, le chiederei a Darwin. Qualcosa è andato storto.

Emmanuel viene massacrato, viene ucciso a pugni e calci, viene gettato a terra e finito a calci e pugni senza pietà.
Ucciso.
Con le mani.
Non con un colpo di pistola, da lontano, che fa pure specie eh, ma pensanteci un attimo.
Tu spari, lui muore. Sei una bestia, ma non hai avuto il tempo di realizzare.
Tu colpisci.
Lo senti.
Lo vedi.
E continui a colpire.
Fino a quando un'emorragia interna manda Emmanuel in coma.
Sei stato tu, lo hai sentito, voluto, hai continuato.

Emmanuel e la sua compagna erano fuggiti dalla Nigeria, quella di Boko Haram, erano sopravvissuti ad un'esplosione in una chiesa cattolica.
Avevano perso i genitori e la bimba, erano arrivati con un barcone (Terroristi!11!!!) e avevano sopporato indicibili sofferenze durante l'attraversamento e chissà quali violenze.

Indicibili sì.

Perchè voi, popolo dell'aiutiamoli a casa loro, non non dovete riempirvi la bocca del loro dolore, perchè no, non lo sapete.

Emmanuel e la compagna, che aveva abortito durante la traversata, come se il dolore non fosse abbastanza, speravano di ottenere asilo politico ed erano arrivati a Fermo, una cittadina piccola, dove hanno trovato razzismo e ignoranza che sorprendono.
Sorprendono loro, sorprendono me, sorprendono voi, non sorprendono molti.

Hanno trovato l'ignoranza di chi con il culo al caldo e un pasto in tavola e senza sapere com'è fatta una bomba, decide che devono restare a casa loro.
Hanno trovato l'ignoranza di chi musulmano = terrorista.
(Che poi loro erano cristiani eh).
Boh però è uguale, nero = cattivo.

E sapete cosa?
Io oggi sono d'accordo con voi.
Sono d'accordo con voi, mie capre ignoranti che non avete mai letto nè un libro nè un giornale serio, che non pensate, che non riflettete, che cavalcate l'onda, che volete salvini.
Col cazzo che lo scrivo maiuscolo.
Sono d'accordo con voi che magari non lavorate perchè non conoscete manco la vostra lingua, perchè mi scrivete c'è lò, perchè non avete una competenza, perchè non sapete manco rispondere a un'email.
Lo stato deve aiutare voi italiani, vi deve dare il lavoro (però sotto il sole no che fa caldo e siete di carnagione chiara, di notte no che c'avete sonno, durante le vacanze manco che dovete andare a Ibiza) e non deve aiutare loro che alla fin fine, oh e che sarà mai, gli sparano n'attimo, gli tirano una bomba, gli stuprano la moglie e la figlia, gli ammazzano la famiglia, gli tolgono tutto, tutto dal cuore.
Voi devono aiutare.
Che non vi potete comprare le Hogan.
Queste sono le tragedie.

Sono d'accordo con voi.
Aiutiamoli a casa loro.

Che se tanto lo schifo che gli offriamo a casa nostra è questo, meglio lasciar perdere.

Ah, Chimiary, la sua compagna, ha disposto la donazione degli organi, senza colore, religione e razzismo.

Perchè all'odio si oppone l'amore.
Ma voi che cazzo volete capire.

martedì 5 luglio 2016

Di come Milano mi ha fatto diventare più acida di prima

Come potete notare sono tornata.
Lo so, lo so
Avevate pensato che fossi partita per un viaggio intorno al mondo, fossi morta, mi fossi trovata un toy boy o chessò, mi fossi fatta una vita.

E INVECE NO!

Son tornata, non in ginocchio da voi, che se mi inginocchio devo chiamare il 113 per rialzarmi.
Sono tornata perchè ho capito che la via verso la salvezza è l'ironia.
Insomma devo parlar male di qualcuno, così mi sento megliA.
Volemose bene, ma anche no.

Dato che ho notato che non ho molto parlato di Milano, vi racconterò qualcosa, di come Milano abbia aumentato i miei punti limone.

Il fatto che a Milano si corra non è uno stereotipo o un eufemismo.
E' un dato di fatto.

Perchè i 10 minuti che al sud sono il ritardo sindacale, a Milano sono un pezzo di vita a cui non puoi rinunciare, sono la differenza tra MASTICARE il pranzo e aspirarlo, sono la differenza tra fare le scale a 3 a 3 e farle come dio comanda, sono la differenza tra il fare la pipì prima della lezione e il fare lezione con le gambe incrociate.
Per questo un lavoratore tipo di Milano, si lancia per le scale della metro e se gli si chiude davanti e deve aspettare UN MINUTO E MEZZO, tira fuori il calendario e inizia dal mese di Gennaio.

Chi lavora lo capisce, i milanesi non imparano a camminare ma direttamente a correre, pure i vecchi c'hanno il girello truccato.

E poi ci sono loro, i turisti italiani che si possono suddividere in categorie differenti, a cui tu rivolgi un generico "permesso" che se lo ascolti al contrario è un allegro "porcatroia":

- il religioso: è quello che, arrivato alla stazione, riesce a piazzarsi all'esatto centro e avvista la Madonna (non c'è altra spiegazione). Si ferma in centro dondolando su sè stesso e aspettando che il tabellone degli arrivi/partenze smetta di piangere sangue e lui possa smettere di assistere al miracolo e togliersi dalle palle;

- l'antitecnologia: i biglietti del treno hanno una freccia grande quanto il suo dito, ma lui prova tutte e 4 le opzioni, è un tripudio di BeEEEEp BeEEEp BEEEEp, pilù.
E tu che sei uscita da casa con l'abbonamento in mano rischi di travolgerlo perchè sei abituata a non fermarti al tornello e comunque lo vuoi morto;

- i parlatori: devono parlare SEMPRE, in metro, sulla banchina, sulla scala mobile dove c'è scritto TENERE LA DESTRA. Che tu vorresti il lanciafiamme o modificare la scritta in "Tenere 'sta cazzo di destra";

- quellichevengonoperisaldi: "ciao, scusa sai dov'è accaemme?" "Sì guarda è più avanti, sulla sinistra" "no, ma non è vero".
Tre minuti della mia vita buttati, cordialmente sparati.

- i cerberi: sono mezzi uomini e mezzi valigia da 30 quintali, non si fidano degli ascensori e occupano l'intera scala per risalire in superficie. Rischiano un embolo ad ogni scalino e tu vorresti accelerare l'inevitabile;

- la famiggghia: salgono sulla metro e devono stare VICINI. Il capofamiglia, la madre, impartisce ordini appena mette piede sul mezzo: "Luigi siediti là, Alessio tu vicino alla signora, Matteo tu qua".
E alla fermata successiva scendono.

- i portalove: amano le porte, salgono sulla metro e si pietrificano davanti alla porta.
E poi scendono dopo 22 fermate.

Ieri ero davanti alla porta perchè dovevo scendere. Un'allegra vecchia con una cazzuolata di fondotinta e 1 metro cubo di rossetto mi dice "scende?" "Sì, signora". Successivamente mi sposta, mi travolge e mi supera, manco le avessi detto "no, signora, sto qua, aspetto la menopausa".

E amica con il tacco 23?
O impari a camminare o ti estingui.

Lo hanno fatto i dinosauri, confido possa farlo anche tu.






venerdì 1 luglio 2016

Uomini sull'orlo di una crisi di nervi

Io trovo uomini indecisi.
Ma davvero.
Hanno le crisi di giovinezza, dei 30 anni, di mezza età, della senilità, dei 40 anni, dei piedi storti.

Trovo uomini critici.

Che poi è strano, perchè io sono una persona decisa e penso di trasmetterlo.
Nel caso ciò non accada:
Mondo? uomini? sono una persona decisa. Sappiatelo.

Mi metterò un cartellino, tipo quelli che mettono le allergie sulla carta di identità o su una piastrina:
"allergica agli indecisi".

Hanno tutti i traumi.
E boh pure io ho avuto i miei pazzi, quello geloso, quello che mi diceva che lo sfruttavo, quello che diceva 'na cosa e ne faceva altre 3, quello egoista, quello egoista, quello egoista.
Però cazzo.

Ditemi, perchè voi siete così traumatizzati?
Ma vi svezzano a Guantanamo?
Ma quando eravate piccoli vostra madre vi urlava "this is sparta" e giù per le scale del seminterrato?
I bulli vi hanno rubato tutte le merendine e a che c'erano 4 neuroni?

Tutti devono "lavorare su sè stessi".
Appena incontrano me.

Osho? Levate proprio.

Tutti vanno addestrati, ammaestrati, capiti.
La tragedia è che il cane dopo una settimana fa "seduto", "zampa", "rotola", "terra", "abbaia" e noi dopo 2 mesi siamo a "manda un messaggio se ritardi".

Cane 12- umano 1,5.

E sì, gli ho dato il biscottino

E quindi niente sto lì a chiedermi come aiutarli, a chiedermi perchè attiro casi umani, se, senza accorgermene, vado in giro vestita da candy candy che dove passava lei morivano gli amici e tutta la palazzina loro, se è curiosità, espiazione o se sono solo cretina.

E ad un certo punto, un punto disgraziatamente lontano, che spesso fa tipo le rette parallelle che una retta te la fa odorare ma non ti incontra mai, ad un certo punto, mi viene la saggezza.
E' la saggezza tipica delle donne che ti viene dopo 3 ulcere, 4 G8 con le amiche, 16 sedute di psicoterapia, 1 ansioitico sciolto nella sangria, 75 aperitivi costellati di "ma secondo voi perchè fa così?".
E la saggezza ti fa proferire la parola magica.
E' la parola liberatoria, universale, che ti fa sovvenire l'eterno, la luna nera e tutti i pazzi del creato.

Mary Poppins c'aveva il supercalifragilistichespiralidoso.
Orde di bambini che si sono sentiti inetti di fronte a Mary perchè non riuscivano a pronunciarlo e ne usciva fuori un supersputo.

Io c'ho il vaffanculo.
Più semplice da pronunciare e manco razzista.
E' alla portata di tutti, pure dei cinesi.

domenica 26 giugno 2016

Donne da Venere e uomini da Marte


Giorni fa ho realizzato che fra qualche mese compio 35 anni.
La metà di 70.
Gesù.
Sono da reparto geriatrico.

Mi sono interrogata un po' sulla mia vita, di cui sono discretamente soddisfatta, e sui miei rapporti umano-sentimentali, meno soddisfacenti.

Mi sono chiesta se 'sta storia che noi donne veniamo da Venere e voi uomini veniate da Marte sia vera.
O se, come spesso ho pensato, veniate dal cassonetto della differenziata del mio cortile.
O dal manicomio disgraziatamente chiuso.

Scherzi a parte però mi sa che il problema è che amiamo in modo diverso, siamo cresciuti.
Questo è il danno.

Vent'anni fa ci emozionavamo per una rosa, per un invito a cena, per un complimento ben fatto.
Anche adesso eh, ma non basta.

Il problema è che adesso una delle formule del lasciarsi è "non ti merito, sei troppo per me".
Le prime volte mi chiedevo se fossi troppo psicopatica, con troppe poche tette, troppo logorroica.
In realtà ero davvero troppo.

Una buona parte di trentenni non sa cosa vuole, noi sì.
Siamo cresciute, sappiamo ordinare un vino, torniamo a casa da sole, facciamo bene e spesso meglio le classiche "cose da uomini", siamo indipendenti, non abbiamo bisogno di voi.
Semplicemente vi scegliamo.
Ma vorremmo scegliere un adulto.

Il problema è che sappiamo che meritiamo di meglio, sappiamo quando dovremmo chiudere/smettere, quando non dovremmo darvi più opportunità, quando l'unica cosa che meritate è perderci.
Ma spesso non ci riusciamo.
Anche se voi non siete capaci di prendere un impegno, nemmeno per un pomeriggio insieme, anche se non siete capaci di mantenere una promessa, anche se ci spezzate il cuore e ci fate sentire insufficienti.
A noi, che poi diventiamo troppo.

Lo so, abbiamo il ciclo e lo usiamo per mascherare il fatto che una volta al mese abbiamo bisogno di fare le psicopatiche, lo so, siamo complicate, ma siamo capaci di meraviglie.
E in realtà non siamo noi ad essere troppo, vogliamo troppo, perchè è ciò che meritiamo.
Perchè vogliamo l'uomo che ci faccia ridere, l'uomo che ci lasci libere, ma allo stesso tempo si preoccupi e occupi di noi, l'uomo che si fidi ma sia geloso, l'uomo che creda nella parità ma ci offra la cena, l'uomo che sia indipendente ma in fondo non possa stare tanto senza di noi, che magari passi la serata con gli amici ma la sera venga a dormire nel nostro letto.

E alcune di noi amano, amano un sacco.
Amano il loro lavoro, la loro casa, la loro indipendenza, la loro famiglia, le loro amiche, le loro serate tra amiche e meritano un uomo di cui non hanno bisogno, ma che dia quel qualcosa di buono che Ambrogio teneva nel cruscotto della macchina.

E io davvero mi chiedo di cosa abbiate paura e come facciate a rinunciare al troppo.

Il troppo è la cosa più bella del mondo

mercoledì 11 maggio 2016

E poi però ci dite che siamo stronze. Pt.1

Recentemente ho ripreso a pensare agli uomini.
Mi ero data all'ascetismo.

Nella mia vita da donna sentimentalmente attiva ho sperimentato varie tipologie di uomo.
Quello troppo sicuro, quello troppo insicuro, quello che celhasololui, quello che "tu sai ciò che vuoi", quello che "ti porterei in macchina", quello con pochi bottoni sulla camicia, l'indeciso.

Insomma un'allegro repertorio di pazzi.

Parlando con amiche, anche loro sperimentano pazzi.
Una vede uno che prima la voleva amare e ora no.
Così, senza un perchè.

Un'altra il barista bipolare, che oggi è supercarino, domani non risponde al telefono e non si presenta ad un appuntamento.

Un'altra è stata lasciata su fb.

A me offrono cannoni.
E poi però mi dicono che sono stronza.

E mi sono posta delle domande.

Ma se ognuna di noi ha nel cassetto una carrettata di pazzi, ma quelli normali dove sono?
Cioè chi sono le fortunelle che passano da un uomo normale all'altro?
Da un uomo che se ti paga la cena, non si sente in diritto di toccarti la coscia, perchè se ci vai a cena, poi per legge, gliela devi dare.
 A un uomo che vuole davvero parlare con te, non aspetta che tu prenda aria per infilarti un metro di lingua in bocca.
Che fine hanno fatto gli uomini decenti?

Che poi siete di due macro-razze.
O troppo o troppo poco.
Quelli troppo sono quelli con cui dopo 98 secondi dalla conoscenza inizi a sentirti braccata.
Lui ti offre da bere e tutte le volte che stacchi la bocca dal bicchiere prova a baciarti.
Quindi tu la bocca non la stacchi e finisci la serata prossima al coma etilico.
Sono quelli con cui, posato il bicchiere, inizi a ballare il tango.
Lui ci prova e tu fai un passo indietro.
Lui, intelligente come una gallina morta da 72 ore, continua a provarci e tu schivi, giri, balli e indietreggi che manco la meglio ballerina argentina.
Praticamente questo è il suo modo per riaccompagnarti a casa.

Poi c'è la macro- categoria dei timidi, pochi a dire la verità.
Quelli che uscite 78 volte e ti guardano carini.
E tu che, ok che non voglio ballare il tango però mioddio, sei lì che ricambi lo sguardo.
Sono quelli che c'è il tramonto, il romanticismo, la pioggia, manca uno che ti canta "kiss the rain" e niente.
Quelli che ad un certo punto assumeresti Sebastian, il granchio della sirenetta, per fargli cantare con le altre bestie "e allora BACIALA!".
Che poi io ho una logorrea che basta la metà, che a volte mi bacerei da sola per farmi tacere.
Lo capisco, è sopravivenza.

Dall'altro lato però ci siamo noi donne, che la Mannoia cantava "dolcemente complicate" intendendo "delle cazzo di psicopatiche".
Se usciamo con voi e provate a baciarci venite amabilmente apostrofati "stoporco".
Se non ci provate "saragay?".
Se siete poco galanti "stocafone".
Se siete troppo galanti "cistaaprovà".

Quindi niente, ogni tanto sentitevi liberi di odiarci.

Mapercarità.
Offriteci da bere,  non ci dite che siamo le più belle del locale, non ci dite frasi da baci perugina e soprattutto.
Levatevi quei risvoltini a meno che non abbiate il bagno allagato.

sabato 7 maggio 2016

Pronto soccorso, cecità e sfighe varie




E' già Maggio e non me ne ero accorta.
Io ve lo giuro che ci provo a scrivere cose normali, allegre, carine e coccolose, ma il mondo evidentemente non vuole.

E quindi niente, passo i pomeriggi al pronto soccorso che manco quelli che hanno 987 anni.

Ma andiamo con ordine.

Lunedì decido di andare al cinema in compagnia, con un povero cristo (da adesso PC) con cui perlatro non ero mai uscita e, non che dovessi fare buona impressione (AH AH AH), ma manco volevo vincere il nobel per la demenza.

Comunque alle 19 inizio la lezione via skype e alle 19,20 mi gratto l'occhio.
Ditelo che lo fate tutti.
Ditelo che però poi voi non rischiate di diventare Ray Charles.
Però pallidi.
Però poveri.
Però stonati.

MENTRE faccio lezione sento la lente che si sposta, viaggia felice per l'occhio e inizio ad ammiccare alla mia studentessa che per poco non mi denuncia per molestie.
Chiudo la cam, inizio a lacrimare e le chiedo una BREVE pausa.
Non sono mai più tornata.
Inizio a ravanare nel mio occhio, utilizzando 9897 demake-up, 7 rotoli di carta igenica e 90 fazzoletti.

La scena è quella di me appollaiata sulla vasca, la testa sulla mensola che provo a staccarmi un pezzo di cornea.

Avviso PC che sono diversamente abile e forse non posso andare al cinema.

Faccio una camomilla, metà la metto sull'occhio, metà per endovena e lancio acqua santa sui muri, chissà la sfiga crepa.

Decido che ormai sembro demente e quindi non ho più niente da perdere.
Esco occhialuta, con un occhio mezzo chiuso e fluorescente, la vista di Polifemo con cataratta, però mi trucco.
PC mi dice che se voglio mi porta lui al pronto soccorso.

Ormai, anche se iniziassi a belare, potrei solo migliorare la situazione.
Il film era bello.
Mi hanno detto.

Oggi, dato che mi sentivo ancora un bambino nell'occhio, decido di andare al pronto soccorso, informare anche loro che sono cretina e sapere se resterò cieca, se imparerò a cantare o se non c'è speranza.
Ovviamente ci sono solo 3 ore di fila.

Direttore? Chi per te?
Ma come ti viene in mente di mettere un tabellone a 4 metri di altezza in un pronto soccorso oftalmico?
Eravamo tutti cecati e nessuno vedeva i numeri, si viveva in un'allegra ignoranza e si gioiva quando si veniva chiamati.
Così, ci piaceva la suspense.

L'omino dottore mi visita, mi mette l'atropina, l'anestetico, un pezzo di carta, due cotton fioc e una fetta di prosciutto nell'occhio.
Più che una visita, uno stupro.
Mi gira l'occhio e io faccio "ssssh".
"Le ho fatto male signorina?"
"no scusi, è che mi fa SCHIFO"
"il suo occhio?"
"...no?"

Spargo intelletto da 48 ore senza fermarmi.

La visita va bene, niente lenti per un po', un collirio antibiotico, un ettolitro di gocce artificiali e un viaggio a Lourdes entro 72 ore.
Si torna a casa.
Con l'atropina che sembravo un gatto cecato.
Con l'anestetico che levate, ogni tanto mi scordavo di sbattere sensualmente le ciglia.
Con tre volte che m'ha rigirato l'occhio, che se ci penso ho ancora la pelle d'oca.

Non vedevo le scale, ho impiegato 30 minuti ad arrivare a binario coi vecchi che mi doppiavano e i ciechi che mi spingevano, chiedendo alla gente "scusi è questo il Seveso?" che non leggevo il cartellone.

L'unica cosa decente della giornata sono state le 4 ore di sballo donatemi dall'atropina.

Perchè io sono l'unica che scegliendo di interpretare una favola, invece di essere la sexy Trilly, la pornofatina cacacazzi mezza nuda, interpreto Spugna orbo.

Prima o poi, anch'io passerò al lato sexy.


sabato 2 aprile 2016

Un allegro sabato di merda




Mi sembra giusto tornare a scrivere iniziando con eleganza e finezza e augurando morte e disperazione a gente varia.

Il mio week end è iniziato all'insegna della sfiga venerdì, quando un mio studente mi ha comunicato che lo rimpatriano e ciaolezioniciao.
Stamattina, dato che la vita è una strada lastricata di sfiga, mi hanno rubato il portafogli.
Boh vabbè, mercatino, gente che ti spinge e mi hanno aperto la borsa.
Ti auguro di essere investito da un tagliaerba.

L'unica cosa che mi dispiace è che c'erano due ricordi, uno volendo ripetibile, l'altro era un ricordo di mia nonna, una delle cose per me più preziose (valore monetario -20 ovviamente). Lo sciacallaggio lo lascio ad altri.

Passiamo alla morte e desolazione.
Dentro c'era quello che TUTTI abbiamo e ditemi di sì perchè sennò mi sento pazza.
Documenti, bancomat, carte di credito, tessere di tutti i negozi presenti nel nostro spazio aereo, medicine (io sono vecchia), antibambini (io voglio un gatto), collirio (io sono cieca).
Il ladrò avrà pensato di aver derubato una 92enne o una che tanto moriva domani.
Ti auguro di venire masticato dai volpini.

La mia allegra giornata prosegue così:
1 step: blocco delle carte:
- carta fineco: 45 secondi l'intera operazione, comprensiva di spedizione di un nuovo bancomat.
- postepay: 10 minuti di attesa, chiudono. 10 minuti di attesa, chiudono. 10 minuti di attesa, rispondono, bloccano la carta e mi augurano BUONA GIORNATA.
Alle poste fanno dei colloqui seri. Serissimi.
Vi auguro di venire mangiati dalle mucche e poi rigurgitati e rimangiati forevah.

2 step: la caserma
Vado in caserma, faccio la denuncia, l'omino è gentile, auguriamo insieme al tizio di essere travolto da una mandria di bufali in calore.

3 step: ritorno sul luogo del delitto
Torno in zona, non sia mai lo abbiano buttato per terra, controllo i cestini facendo concorrenza ai barboni, mi sento sexy nel farlo, avverto la polizia municipale disseminata ovunque, tutti tanto gentili.
Tutti insieme gli auguriamo un mix di impotenza e cacarella imperitura.

4 step: le poste- la tragedia
Come l'omino dell call center mi aveva detto, mi reco alle poste con numero di blocco, numero della carta e copia della denuncia.
Spiego del furto, blabla.
No, non mi possono fare una carta nuova perchè non ne hanno. Bene, estinguiamola, tanto fate schifo, e datemi i soldi.
Servono i DOCUMENTI.
Ha capito che mi hanno rubato il portafogli? In ogni caso ho il passaporto.
No, senza codice fiscale non si può.
Ha capito che mi hanno rubato il portafogli? Repetita iuvant.
Mi faccia capire. In caso di furto di carta, 8/10 contenuta in un portafogli a meno che non l'hai introdotta in altra fessura, per riavere i miei soldi, vi servono documenti e codice fiscale? Nonostante l'operatore abbia detto altro, la mia identità sia accertabile con un documento e io abbia una denuncia?
Ma alcuni i documenti li tengono da altre parte. Ma va bene anche il tesserino verde del codice fiscale.
Quello che non fanno più dal 1910? La vuole la tessera del fascismo? Il documento di mio nonno morto? Quattro capelli di Giacomo Leopardi?

Conclusione.
Le poste italiane sono sempre di un'incompetenza infinita, inenarrabile e insuperabile.
Sono riusciti nell'intento di farmi odiare più le poste che il ladro.

Ladro io ti auguro di perdere qualcosa a cui tieni.
Oltre a ciò ti auguro di essere cosparso di melassa e interrato in un formicaio.

Non sono una da "Te possino...".
Sono una che la peste te la augura con fantasia.

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