venerdì 17 settembre 2010

Caro datore di lavoro

Al 148esimo curricula inviato, in cui mi spaccio per donna paziente, che si adatta, che conosce le lingue, che sa cucinare i broccoli, che sa saltellare su un piede solo, che scala montagne e ama gli insetti, ho maturato una riflessione.
Non è più babbo natale l'uomo che può esaudire i nostri desideri, ma un ipotetico datore di lavoro.
E allora ho deciso, dato che dei curricula ne ho piene le tasche, di scrivergli una letterina.

Caro ipotetico datore di lavoro,
mi chiedo perchè ti chiamino datore, dato che lavoro non ne dai.
Sono una ragazza strana, lo ammetto, vorrei lavorare e, cosa assurda, vorrei essere pagata.
Ho studiato legge e mi si chiede di lavorare 2 anni gratis, fare un difficile esame e poi PROVARE a lavorare.
Ma io ho studiato 5 anni, ho dato materie assurde come la filosofia del diritto e materie infinite come la procedura civile. Perchè dovrei lavorare gratis?
Mi riesco ad esprimere e a far capire in 4 lingue, non sarò eccezionale, ma non morirei di fame praticamente in mezzo mondo, tra italiano, francese, inglese e portoghese.
E anche se mi mandate in giappone sopravvivo. So dire pronto e so dire sushi.
Rapporti sociali e cibo sono assicurati.
Nondatore di lavoro perchè non mi vuoi pagare? perchè mi dici cose come "ovviamente il primo periodo non percepiresti nulla?", il primo periodo non devo mangiare?
E poi non ho ben capito una cosa. Io sono una collaboratrice professionale occasionale.
Meno male che sono professionale perchè altrimenti mi sentivo in dovere di roteare la borsetta.
Tutti questi contratti, caro amico datore di lavoro, servono a non pagarmi i contributi. Ma perchè, davvero pensi che io aspiri alla pensione?
Tranquillizzati.
Se mai noi giovani avremo un contratto sapremo che in ogni stanza ci sarà appeso un foglio in cui sarà registrata l'ora e la data del decesso. Non saremo "morti sul lavoro", ma "morti al lavoro".

Io davvero non pretendo molto.
Però ho studiato, ho dimostrato di essere adattabile (ho fatto pipì in un cespuglio che manco Lassie), accetto il diverso (ho mangiato la testa di una mucca), conosco le lingue, sono amica del periodo ipotetico.

Perchè devo fare 100 stage, 24 tirocini, 76 internship, 120 periodi di prova, perchè "ovviamente" all'inizio non percepirò stipendio?
Perchè ci chiedete di fare la spesa, badare ai vostri figli, fare le fotocopie se non è il nostro compito? Perchè io che mi sono laureata a 24 anni non lavoro e uno che ha impiegato 30 anni per prendersi un diploma guadagna 10mila euro al mese?
E non voglio mica uno stipendione. Mica voglio il porche, manco guido io.
E mica chiedo tanto, chiedo solo quello che mi spetta.
Vorrei fare un lavoro che assecondi i miei studi, vorrei uno stipendio che mi faccia arrivare a fine mese e vorrei non dover ringraziare nessun altro che me stessa per questo.

E aspetto le parole che nessuno mi ha mai detto, "contratto", che ormai per i giovani valgono più di un ti amo.

8 commenti:

  1. QUanto è vero.
    Mala tempora currunt...oops...latino...lingua morta...

    D.

    RispondiElimina
  2. Come disse un saggio in risposta ad una citazione in latino: "no no io l'inglese non lo mastico".
    Amen.

    RispondiElimina
  3. Diciamo che hai riassunto bene la situazione attuale. Potrei aggiungere che in otto anni di lavoro ho accumulato BEN 44 settimane di contributi? Facendo un calcolo mooooolto approssimativo 416:44=X:2080 devo lavorare appena appena altri 378 anni per la pensione minima!!!
    416= settimane effettivamente lavorate
    44= settimane con contribuzione (minima) versata
    X= anni (espressi in settimane) prima della pensione minima
    2080= periodo di contribuzione ai fini della pensione

    RispondiElimina
  4. Car o Swilo tu fors manco sai ke vuol direlavorare!!!1
    Voi italiani sieteb uoni solo a lamentarvi e mifate PENAAAA

    RispondiElimina
  5. Te l'ho detto io: "ora del decesso..."

    RispondiElimina
  6. Alfi o come mise i mancatO <3

    RispondiElimina
  7. Cara Giovanna,
    quanto condivido il tuo rammarico. Ma non mi viene affatto di dirti(ci)"purtroppo questo è il mercato del lavoro in Italia, adattiamoci". NO. Non me la sento. Bisogna lottare, ed esprimere il proprio dissenso. Si è arrivati fino a questo punto perché le generazioni precedenti hanno lasciato correre, e ora ce l'hanno messa....tu puoi immaginare dove.
    Ci vuole pazienza, e tanta speranza, ma anche voglia di lottare. E questo tuo blog è in grado, dietro quel velo di ironia, di dipingere la cruda realtà così com'è. E di far riflettere.
    BACIONI

    RispondiElimina
  8. Ary,
    sono la prima a non volermi adattare. Il problema è che si combatte, si tenta, si prova e poi vedi che ad una neo-laureata con un cognome importante offrono una cattedra all'università, quando tanta gente fa tirocini, stage, periodi di prova e salti mortali per mezza vita.
    Questo più che demotivare lascia l'amaro in bocca...

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...