venerdì 1 luglio 2016

Uomini sull'orlo di una crisi di nervi

Io trovo uomini indecisi.
Ma davvero.
Hanno le crisi di giovinezza, dei 30 anni, di mezza età, della senilità, dei 40 anni, dei piedi storti.

Trovo uomini critici.

Che poi è strano, perchè io sono una persona decisa e penso di trasmetterlo.
Nel caso ciò non accada:
Mondo? uomini? sono una persona decisa. Sappiatelo.

Mi metterò un cartellino, tipo quelli che mettono le allergie sulla carta di identità o su una piastrina:
"allergica agli indecisi".

Hanno tutti i traumi.
E boh pure io ho avuto i miei pazzi, quello geloso, quello che mi diceva che lo sfruttavo, quello che diceva 'na cosa e ne faceva altre 3, quello egoista, quello egoista, quello egoista.
Però cazzo.

Ditemi, perchè voi siete così traumatizzati?
Ma vi svezzano a Guantanamo?
Ma quando eravate piccoli vostra madre vi urlava "this is sparta" e giù per le scale del seminterrato?
I bulli vi hanno rubato tutte le merendine e a che c'erano 4 neuroni?

Tutti devono "lavorare su sè stessi".
Appena incontrano me.

Osho? Levate proprio.

Tutti vanno addestrati, ammaestrati, capiti.
La tragedia è che il cane dopo una settimana fa "seduto", "zampa", "rotola", "terra", "abbaia" e noi dopo 2 mesi siamo a "manda un messaggio se ritardi".

Cane 12- umano 1,5.

E sì, gli ho dato il biscottino

E quindi niente sto lì a chiedermi come aiutarli, a chiedermi perchè attiro casi umani, se, senza accorgermene, vado in giro vestita da candy candy che dove passava lei morivano gli amici e tutta la palazzina loro, se è curiosità, espiazione o se sono solo cretina.

E ad un certo punto, un punto disgraziatamente lontano, che spesso fa tipo le rette parallelle che una retta te la fa odorare ma non ti incontra mai, ad un certo punto, mi viene la saggezza.
E' la saggezza tipica delle donne che ti viene dopo 3 ulcere, 4 G8 con le amiche, 16 sedute di psicoterapia, 1 ansioitico sciolto nella sangria, 75 aperitivi costellati di "ma secondo voi perchè fa così?".
E la saggezza ti fa proferire la parola magica.
E' la parola liberatoria, universale, che ti fa sovvenire l'eterno, la luna nera e tutti i pazzi del creato.

Mary Poppins c'aveva il supercalifragilistichespiralidoso.
Orde di bambini che si sono sentiti inetti di fronte a Mary perchè non riuscivano a pronunciarlo e ne usciva fuori un supersputo.

Io c'ho il vaffanculo.
Più semplice da pronunciare e manco razzista.
E' alla portata di tutti, pure dei cinesi.

domenica 26 giugno 2016

Donne da Venere e uomini da Marte


Giorni fa ho realizzato che fra qualche mese compio 35 anni.
La metà di 70.
Gesù.
Sono da reparto geriatrico.

Mi sono interrogata un po' sulla mia vita, di cui sono discretamente soddisfatta, e sui miei rapporti umano-sentimentali, meno soddisfacenti.

Mi sono chiesta se 'sta storia che noi donne veniamo da Venere e voi uomini veniate da Marte sia vera.
O se, come spesso ho pensato, veniate dal cassonetto della differenziata del mio cortile.
O dal manicomio disgraziatamente chiuso.

Scherzi a parte però mi sa che il problema è che amiamo in modo diverso, siamo cresciuti.
Questo è il danno.

Vent'anni fa ci emozionavamo per una rosa, per un invito a cena, per un complimento ben fatto.
Anche adesso eh, ma non basta.

Il problema è che adesso una delle formule del lasciarsi è "non ti merito, sei troppo per me".
Le prime volte mi chiedevo se fossi troppo psicopatica, con troppe poche tette, troppo logorroica.
In realtà ero davvero troppo.

Una buona parte di trentenni non sa cosa vuole, noi sì.
Siamo cresciute, sappiamo ordinare un vino, torniamo a casa da sole, facciamo bene e spesso meglio le classiche "cose da uomini", siamo indipendenti, non abbiamo bisogno di voi.
Semplicemente vi scegliamo.
Ma vorremmo scegliere un adulto.

Il problema è che sappiamo che meritiamo di meglio, sappiamo quando dovremmo chiudere/smettere, quando non dovremmo darvi più opportunità, quando l'unica cosa che meritate è perderci.
Ma spesso non ci riusciamo.
Anche se voi non siete capaci di prendere un impegno, nemmeno per un pomeriggio insieme, anche se non siete capaci di mantenere una promessa, anche se ci spezzate il cuore e ci fate sentire insufficienti.
A noi, che poi diventiamo troppo.

Lo so, abbiamo il ciclo e lo usiamo per mascherare il fatto che una volta al mese abbiamo bisogno di fare le psicopatiche, lo so, siamo complicate, ma siamo capaci di meraviglie.
E in realtà non siamo noi ad essere troppo, vogliamo troppo, perchè è ciò che meritiamo.
Perchè vogliamo l'uomo che ci faccia ridere, l'uomo che ci lasci libere, ma allo stesso tempo si preoccupi e occupi di noi, l'uomo che si fidi ma sia geloso, l'uomo che creda nella parità ma ci offra la cena, l'uomo che sia indipendente ma in fondo non possa stare tanto senza di noi, che magari passi la serata con gli amici ma la sera venga a dormire nel nostro letto.

E alcune di noi amano, amano un sacco.
Amano il loro lavoro, la loro casa, la loro indipendenza, la loro famiglia, le loro amiche, le loro serate tra amiche e meritano un uomo di cui non hanno bisogno, ma che dia quel qualcosa di buono che Ambrogio teneva nel cruscotto della macchina.

E io davvero mi chiedo di cosa abbiate paura e come facciate a rinunciare al troppo.

Il troppo è la cosa più bella del mondo

mercoledì 11 maggio 2016

E poi però ci dite che siamo stronze. Pt.1

Recentemente ho ripreso a pensare agli uomini.
Mi ero data all'ascetismo.

Nella mia vita da donna sentimentalmente attiva ho sperimentato varie tipologie di uomo.
Quello troppo sicuro, quello troppo insicuro, quello che celhasololui, quello che "tu sai ciò che vuoi", quello che "ti porterei in macchina", quello con pochi bottoni sulla camicia, l'indeciso.

Insomma un'allegro repertorio di pazzi.

Parlando con amiche, anche loro sperimentano pazzi.
Una vede uno che prima la voleva amare e ora no.
Così, senza un perchè.

Un'altra il barista bipolare, che oggi è supercarino, domani non risponde al telefono e non si presenta ad un appuntamento.

Un'altra è stata lasciata su fb.

A me offrono cannoni.
E poi però mi dicono che sono stronza.

E mi sono posta delle domande.

Ma se ognuna di noi ha nel cassetto una carrettata di pazzi, ma quelli normali dove sono?
Cioè chi sono le fortunelle che passano da un uomo normale all'altro?
Da un uomo che se ti paga la cena, non si sente in diritto di toccarti la coscia, perchè se ci vai a cena, poi per legge, gliela devi dare.
 A un uomo che vuole davvero parlare con te, non aspetta che tu prenda aria per infilarti un metro di lingua in bocca.
Che fine hanno fatto gli uomini decenti?

Che poi siete di due macro-razze.
O troppo o troppo poco.
Quelli troppo sono quelli con cui dopo 98 secondi dalla conoscenza inizi a sentirti braccata.
Lui ti offre da bere e tutte le volte che stacchi la bocca dal bicchiere prova a baciarti.
Quindi tu la bocca non la stacchi e finisci la serata prossima al coma etilico.
Sono quelli con cui, posato il bicchiere, inizi a ballare il tango.
Lui ci prova e tu fai un passo indietro.
Lui, intelligente come una gallina morta da 72 ore, continua a provarci e tu schivi, giri, balli e indietreggi che manco la meglio ballerina argentina.
Praticamente questo è il suo modo per riaccompagnarti a casa.

Poi c'è la macro- categoria dei timidi, pochi a dire la verità.
Quelli che uscite 78 volte e ti guardano carini.
E tu che, ok che non voglio ballare il tango però mioddio, sei lì che ricambi lo sguardo.
Sono quelli che c'è il tramonto, il romanticismo, la pioggia, manca uno che ti canta "kiss the rain" e niente.
Quelli che ad un certo punto assumeresti Sebastian, il granchio della sirenetta, per fargli cantare con le altre bestie "e allora BACIALA!".
Che poi io ho una logorrea che basta la metà, che a volte mi bacerei da sola per farmi tacere.
Lo capisco, è sopravivenza.

Dall'altro lato però ci siamo noi donne, che la Mannoia cantava "dolcemente complicate" intendendo "delle cazzo di psicopatiche".
Se usciamo con voi e provate a baciarci venite amabilmente apostrofati "stoporco".
Se non ci provate "saragay?".
Se siete poco galanti "stocafone".
Se siete troppo galanti "cistaaprovà".

Quindi niente, ogni tanto sentitevi liberi di odiarci.

Mapercarità.
Offriteci da bere,  non ci dite che siamo le più belle del locale, non ci dite frasi da baci perugina e soprattutto.
Levatevi quei risvoltini a meno che non abbiate il bagno allagato.

sabato 7 maggio 2016

Pronto soccorso, cecità e sfighe varie




E' già Maggio e non me ne ero accorta.
Io ve lo giuro che ci provo a scrivere cose normali, allegre, carine e coccolose, ma il mondo evidentemente non vuole.

E quindi niente, passo i pomeriggi al pronto soccorso che manco quelli che hanno 987 anni.

Ma andiamo con ordine.

Lunedì decido di andare al cinema in compagnia, con un povero cristo (da adesso PC) con cui perlatro non ero mai uscita e, non che dovessi fare buona impressione (AH AH AH), ma manco volevo vincere il nobel per la demenza.

Comunque alle 19 inizio la lezione via skype e alle 19,20 mi gratto l'occhio.
Ditelo che lo fate tutti.
Ditelo che però poi voi non rischiate di diventare Ray Charles.
Però pallidi.
Però poveri.
Però stonati.

MENTRE faccio lezione sento la lente che si sposta, viaggia felice per l'occhio e inizio ad ammiccare alla mia studentessa che per poco non mi denuncia per molestie.
Chiudo la cam, inizio a lacrimare e le chiedo una BREVE pausa.
Non sono mai più tornata.
Inizio a ravanare nel mio occhio, utilizzando 9897 demake-up, 7 rotoli di carta igenica e 90 fazzoletti.

La scena è quella di me appollaiata sulla vasca, la testa sulla mensola che provo a staccarmi un pezzo di cornea.

Avviso PC che sono diversamente abile e forse non posso andare al cinema.

Faccio una camomilla, metà la metto sull'occhio, metà per endovena e lancio acqua santa sui muri, chissà la sfiga crepa.

Decido che ormai sembro demente e quindi non ho più niente da perdere.
Esco occhialuta, con un occhio mezzo chiuso e fluorescente, la vista di Polifemo con cataratta, però mi trucco.
PC mi dice che se voglio mi porta lui al pronto soccorso.

Ormai, anche se iniziassi a belare, potrei solo migliorare la situazione.
Il film era bello.
Mi hanno detto.

Oggi, dato che mi sentivo ancora un bambino nell'occhio, decido di andare al pronto soccorso, informare anche loro che sono cretina e sapere se resterò cieca, se imparerò a cantare o se non c'è speranza.
Ovviamente ci sono solo 3 ore di fila.

Direttore? Chi per te?
Ma come ti viene in mente di mettere un tabellone a 4 metri di altezza in un pronto soccorso oftalmico?
Eravamo tutti cecati e nessuno vedeva i numeri, si viveva in un'allegra ignoranza e si gioiva quando si veniva chiamati.
Così, ci piaceva la suspense.

L'omino dottore mi visita, mi mette l'atropina, l'anestetico, un pezzo di carta, due cotton fioc e una fetta di prosciutto nell'occhio.
Più che una visita, uno stupro.
Mi gira l'occhio e io faccio "ssssh".
"Le ho fatto male signorina?"
"no scusi, è che mi fa SCHIFO"
"il suo occhio?"
"...no?"

Spargo intelletto da 48 ore senza fermarmi.

La visita va bene, niente lenti per un po', un collirio antibiotico, un ettolitro di gocce artificiali e un viaggio a Lourdes entro 72 ore.
Si torna a casa.
Con l'atropina che sembravo un gatto cecato.
Con l'anestetico che levate, ogni tanto mi scordavo di sbattere sensualmente le ciglia.
Con tre volte che m'ha rigirato l'occhio, che se ci penso ho ancora la pelle d'oca.

Non vedevo le scale, ho impiegato 30 minuti ad arrivare a binario coi vecchi che mi doppiavano e i ciechi che mi spingevano, chiedendo alla gente "scusi è questo il Seveso?" che non leggevo il cartellone.

L'unica cosa decente della giornata sono state le 4 ore di sballo donatemi dall'atropina.

Perchè io sono l'unica che scegliendo di interpretare una favola, invece di essere la sexy Trilly, la pornofatina cacacazzi mezza nuda, interpreto Spugna orbo.

Prima o poi, anch'io passerò al lato sexy.


sabato 2 aprile 2016

Un allegro sabato di merda




Mi sembra giusto tornare a scrivere iniziando con eleganza e finezza e augurando morte e disperazione a gente varia.

Il mio week end è iniziato all'insegna della sfiga venerdì, quando un mio studente mi ha comunicato che lo rimpatriano e ciaolezioniciao.
Stamattina, dato che la vita è una strada lastricata di sfiga, mi hanno rubato il portafogli.
Boh vabbè, mercatino, gente che ti spinge e mi hanno aperto la borsa.
Ti auguro di essere investito da un tagliaerba.

L'unica cosa che mi dispiace è che c'erano due ricordi, uno volendo ripetibile, l'altro era un ricordo di mia nonna, una delle cose per me più preziose (valore monetario -20 ovviamente). Lo sciacallaggio lo lascio ad altri.

Passiamo alla morte e desolazione.
Dentro c'era quello che TUTTI abbiamo e ditemi di sì perchè sennò mi sento pazza.
Documenti, bancomat, carte di credito, tessere di tutti i negozi presenti nel nostro spazio aereo, medicine (io sono vecchia), antibambini (io voglio un gatto), collirio (io sono cieca).
Il ladrò avrà pensato di aver derubato una 92enne o una che tanto moriva domani.
Ti auguro di venire masticato dai volpini.

La mia allegra giornata prosegue così:
1 step: blocco delle carte:
- carta fineco: 45 secondi l'intera operazione, comprensiva di spedizione di un nuovo bancomat.
- postepay: 10 minuti di attesa, chiudono. 10 minuti di attesa, chiudono. 10 minuti di attesa, rispondono, bloccano la carta e mi augurano BUONA GIORNATA.
Alle poste fanno dei colloqui seri. Serissimi.
Vi auguro di venire mangiati dalle mucche e poi rigurgitati e rimangiati forevah.

2 step: la caserma
Vado in caserma, faccio la denuncia, l'omino è gentile, auguriamo insieme al tizio di essere travolto da una mandria di bufali in calore.

3 step: ritorno sul luogo del delitto
Torno in zona, non sia mai lo abbiano buttato per terra, controllo i cestini facendo concorrenza ai barboni, mi sento sexy nel farlo, avverto la polizia municipale disseminata ovunque, tutti tanto gentili.
Tutti insieme gli auguriamo un mix di impotenza e cacarella imperitura.

4 step: le poste- la tragedia
Come l'omino dell call center mi aveva detto, mi reco alle poste con numero di blocco, numero della carta e copia della denuncia.
Spiego del furto, blabla.
No, non mi possono fare una carta nuova perchè non ne hanno. Bene, estinguiamola, tanto fate schifo, e datemi i soldi.
Servono i DOCUMENTI.
Ha capito che mi hanno rubato il portafogli? In ogni caso ho il passaporto.
No, senza codice fiscale non si può.
Ha capito che mi hanno rubato il portafogli? Repetita iuvant.
Mi faccia capire. In caso di furto di carta, 8/10 contenuta in un portafogli a meno che non l'hai introdotta in altra fessura, per riavere i miei soldi, vi servono documenti e codice fiscale? Nonostante l'operatore abbia detto altro, la mia identità sia accertabile con un documento e io abbia una denuncia?
Ma alcuni i documenti li tengono da altre parte. Ma va bene anche il tesserino verde del codice fiscale.
Quello che non fanno più dal 1910? La vuole la tessera del fascismo? Il documento di mio nonno morto? Quattro capelli di Giacomo Leopardi?

Conclusione.
Le poste italiane sono sempre di un'incompetenza infinita, inenarrabile e insuperabile.
Sono riusciti nell'intento di farmi odiare più le poste che il ladro.

Ladro io ti auguro di perdere qualcosa a cui tieni.
Oltre a ciò ti auguro di essere cosparso di melassa e interrato in un formicaio.

Non sono una da "Te possino...".
Sono una che la peste te la augura con fantasia.

martedì 5 gennaio 2016

Memorie e buoni propositi





Caro 2015,

non mi turba il tuo decesso perchè, diciamocelo, sei stato un poco cesso.
Ma non pretendo di trovare rime per tutte le cose cretine che ti voglio dire.

Sei stato un anno doloroso e terribile.
Ho vissuto la perdita per me più grande, una persona che era per me d'esempio, che mi dava equilibrio, che mi ricordava da dove venivo e dove, con impegno e volontà, potrò arrivare.
Sei stato un anno in cui "amici cari" si sono voltati e dimenticati.
In cui ho sofferto la solitudine come mai prima.
Ma a noi, a persone che altri hanno definito forti, non è dato lamentarsi o abbattersi. Sennò i loro problemi chi li ascolta?
Mi sono sentita sola e lei, che mi era sempre vicina, sempre pronta ad ascoltarmi, è mancata più che mai.
E' stato un anno in cui tanto è stato difficile e deludente.

Ma è stato un anno lavorativamente brillante e che mi ha fatto conoscere gente speciale, sempre lì per ridere o per aiutarmi, per regalarmi una torta/una crema fatta a mano/un sorriso/il viaggio più bello. L'anno di amici conosciuti in un altro continente, ma vicini più che mai.
Gente che mi ama così, imperfetta, e non passa il tempo a farmi sentire tale.

E' stato però l'anno della costanza.
L'anno di chi c'era, c'è, ci sarà.
L'anno di chi è diventata più importante, capace di regalarmi momenti intensi e di grande amicizia.
L'anno di chi c'è da quasi 20 anni e SEMPRE riesce a strapparmi un sorriso.
L'anno di chi è accanto a me da una vita, è il mio fan numero uno e continua ad essere il mio supereroe perchè mi manda le castagne e mi ripara il frigorifero su whatsapp.

Io brindo a questo, alla costanza che da sola rende un anno scintillante.

Tanti, ritardati auguri.

Domani torno a litigare con le poste, promesso.

lunedì 9 novembre 2015

Di uomini e altre amenità

Da quando sono a Milano, nei rari momenti in cui non parlo di pronomi e, tra uno sbadiglio e l'altro fingo di avere una vita, qualche omo ci ha provato con me e le mie occhiaie.

Estimatori dei panda che manco grinpis.

Il primo è stato l'uomo canna, che per ovvi motivi non sarebbe nemmeno da annoverare nella lista.
No, non nella mia lista, nella lista degli esseri di sesso maschile.

Il secondo è stato uomo positività.
Uomo positività lo conobbi in una sera di mezza estate. Poi è morto. Poi è risorto, dopo tre mesi, ed è passato per una birra, siamo stati a casa sua e mi ha parlato di disgrazie ed è morto bis. Poi è tornato, siamo andati in piscina e mi ha parlato nell'ordine di: finocchi, nerd di merda, amici coglioni zoccole e stronzi (parole sue).
Colpita da tanto amore e tanto savoir faire, sono morta io. Come gli opossum.

Poi c'è stato JD. Egli era discretamente gnocco, ma troppo ansioso, mi scroccava troppe sigarette, non aveva nè peli nè bottoni della camicia.
Dopo 3 giorni si è messo con una e dopo 36 ore hanno messo il doppio nome sul citofono.
Io sbaglio candeggio.

Poi c'è stato il metallaro sdolcinato. Il metallaro l'ho conosciuto, mi ha parlato taaanto, chiesto il numero, invitata a un concerto, aggiunta su fb, declamato il suo amore, tutto in una sera sola.
Che con i tempi normali degli uomini, questo accade in più o meno 3 anni.
Il metallaro mi scriveva, mi invitava a birre varie a cui non sono mai andata e poi ha iniziato a mettere foto con una tizia che alle 14 era la dolcissima K., alle 15 la SUA dolcissima K., alle 18 l'amore della sua vita.
Io mi sono sentita salva e lui mi ha CANCELLATA da fb.

Io cambio regione, ma la sfiga continua a trovarmi o, per utilizzare una regola matematica, cambiando la regione dell'omo, il risultato non cambia.

La tragedia è che prima dicevo "Boh, da domani divento lesbica", ora che la vecchiezza incombe non mi resta che piangere.
E traformarmi da promettente lesbica a "Boh, da domani faccio la gattara*".




*La gattara è solitamente una vecchiaccia acida e spennacchiata che tenta di colmare un tracimante amore irrisolto amando e curando i gatti. Essendo di sesso femminile (almeno all'anagrafe) controbilancia la pulsione affettiva odiando il resto del mondo animale, in special modo gli umani sotto il metro di altezza, nani compresi.


Oui, c'est moi.




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