mercoledì 17 dicembre 2008

Catembe

Catembe...
Momenti di riflessione.
Sabato siamo stati a Catembe, posto rurale vicino Maputo.

Ora... la giornata ha previsto momenti comici e momenti di riflessione.

Questo sarà un post serietà.

A Catembe abbiamo visitato un centro con delle bambine.

Le bimbe che vedete a fianco sono sieropositive o malate di AIDS.
Ovviamente si sono comportate come tutte le bambine della loro età, hanno voluto giocare con noi, erano sorprese dal nostro colore, dalle nostre differenze; una, indicandosi la lingua, mi ha chiesto: "Tem brincos aquì?"... vabbè giustamente.

Però anche se scherzano, giocano e sono bambine, sono malate o sieropositive.
Vederle stringeva il cuore.

Vedere tutti i lettini piccoli piccoli, le zanzariere colorate, gli armadi con i vestitini colorati, insomma tutte le cose comuni per tutti gli altri bambini, mi ha colpita molto.
Perchè, a costo di ripetermi, loro sono bambine e "non è colpa loro".
Ah le bambine sono orfane, caso mai non bastasse.

Ad un certo punto della visita del centro abbiamo visto la stanza dei giochi...
Avete mai visto la stanza dei giochi di un bambino italiano? Ecco scordatevela....
La loro prevedeva 1 (una davvero) bambola e un cavalluccio giocattolo.
Ma proseguiamo la visita.
Ci hanno mostrato l'infermieria e il suo armadietto dei medicinali di prima necessità. Sono disposta a scommettere che chiunque di noi per un fine settimana fuori ha in borsa più medicinali.

Vedere nelle bambine i segni dell'inizio della malattia, anzi, vedere in una bambina di 3 anni i segni dell'inizio della malattia, di quella malattia, non è che ti fa stare bene.
L'aids in Africa è una piaga e lo sappiamo, ma non sappiamo quanto. O forse, se magari ce lo sbattessero in faccia più spesso, ce ne renderemmo conto.
In alcuni posti l'incidenza della malattia è superiore al 40%, in concreto su 10 persone, 4 sono malate.
Negli ultimi sei mesi 139mila bambini in Mozambico sono nati malati di Aids.
Lo ha reso noto un rapporto dell'Unicef pubblicato a Maputo. L'Unicef precisa che nel 2006 sono state 146mila le donne incinte trovate sieropositive. Su questo numero -rileva il Rapporto- solo il 5% ha potuto beneficiare di un trattamento per evitare di trasmettere il virus ai loro bimbi. Secondo il ministero della Sanita', nel 2006 in Mozambico sono stati circa 20mila i piccoli morti di Aids.

Facciamoci aiutare da qualche numero:
- 1.500.000 le persone contagiate (l'intera popolazione delle Marche);

- 80.000 bambini;
-250.ooo orfani (l'intera Venezia);

-nessuna terapia;
Continuiamo.
Il 30% della popolazione mozambicana è destinato a morire di aids nei prossimi 10 anni (fonte Unicef).
Chi agisce sono piccoli organismi, piccole associazioni, almeno per quello che in questo poco tempo ho potuto percepire. Ma agire non è facile, in realtà prevenire non è facile; quello che molte associazioni offrono è un supporto successivo, cosa molto nobile, ma sarebbe meglio agire prima.
Il problema qui in africa è veramente enorme.
Non è riducibile ad una semplice campagna di sensibilizzazione, o alla distribuzione di preservativi.

Il problema è più profondo. E va contestualizzato
.
Parlare di sesso è tabù, non si può dire ad una donna: "quando hai dei rapporti sessuali con tuo marito, dovete usare il preservativo"; la formula è: "se dormi con tuo marito fa che si metta la camicia". Giuro.
Sembra assurdo eh? Anche a me.

Ma è in questo contesto che dobbiamo calarci per capire.
L'Africa è un posto in cui una donna che perde il marito in un incidente deve avere dei rapporti con il fratello per purificarsi. E' un paese in cui si ritiene che le malattie derivino dalla malasorte, da una maledizione.

Davvero vogliamo convincerci che basti dargli un preservativo? Beh magari questo ci scarica la coscienza, ma l'aids non sembra interessato.
Mi hanno chiesto se anche in Italia c'è lo stesso sviluppo della malattia, ho detto di no e mi hanno chiesto perchè. Ho risposto che forse c'è più informazione e mi hanno chiesto se forse gli italiani hanno meno voglia di fare sesso.
Capite?
E' una questione "diversa" da come la vediamo noi.
Dobbiamo cercare di ragionare non da europei, cercare di pensare che, anche se sembrano assurde, certe cose esistono, sul serio.
Mentre guardavo le bimbe mi sono chiesta, come gli si spiega, come si risponde ad una bambina che ti chiede: "perchè sto male?";
"La mamma stava male quando tu eri nella sua pancia, il mostriciattolo è passato a te e adesso tu stai male", questo gli dicono.
Beh non so che dirvi, non vi devo dire di riflettere, basta la foto, il mio è un po' uno sfogo perchè nonostante tutto quello che si può dire, tutto quello che si può fare, la carenza di informazioni, le campagne di sensibilizzazione e tutti i paroloni che si vogliono usare, il fatto è uno e su questo dovremmo puntare i piedi come i bambini ed essere capricciosi come qui in africa ai bambini non è permesso: non è giusto, loro hanno 3 anni, meritano le barbie, meritano di ridere e meritano di stare bene. Ecco.

Beh io ci sono stata male e dovremmo starci male tutti, almeno questo "ci tocca". Che ne dite, glielo dobbiamo? Come? che c'entriamo noi?
Già... E loro?

9 commenti:

  1. Bel post. Molto più intelligente di due giorni di trasmissioni televisive italiane sulla giornata mondiale di prevenzione dell'AIDS... Grazie!

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  2. Grazie! Alla fine è solo quello che ho provato. Ma chi sei? Lascia il nome se ti va la prox volta, così so chi sei :)

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  3. È davvero atroce... e son sicuro che vederlo con i propri occhi lo è ancor di più.
    Avevo già letto di simili barriere ideologiche opposte all'adozione di misure precauzionali per un sesso sicuro... in particolare pare che il preservativo per gli uomini africani sia uno strumento per "uomini poco virili", puoi confermare?
    Purtroppo la mentalità è difficile da cambiare, e noi siciliani, anche se in un contesto differente e probabilmente meno tragico, lo sappiamo bene.
    Complimenti comunque per il bel post :)

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  4. In realtà il preservativo è un problema più vasto. Diminuisce si la virilità dell'uomo, ma ha una serie di problematiche maggiori. Una famiglia numerosa non significa solo che un uomo è virile, ma è legato ad una serie di relazioni all'interno della famiglia, a come viene percepita all'esterno una famiglia numerosa e come sarebbe percepita una con pochi figli.In più i figli sono anche forza lavoro... insomma è molto complicato.
    Grazie del commento e dei complimenti :)

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  5. Si, scusa. Gigio su FB

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  6. E' difficile scrivere qualcosa dopo un post del genere, toccante da una parte e un pugno nello stomaco dall'altra. Sentire certe cose da una persona vicina è molto diverso che sentirle dire in televisione... nel mio piccolo quest'anno ho deciso di non comprare regali di natale e di utilizzare i soldi per un'adozione a distanza. Non sarà molto, ma da qualche parte si deve iniziare

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  7. Toccante e pugno allo stomaco, era come voleva essere. Non è poco adottare un bambino a distanza, basterebbe un piccolo aiuto da tutti, davvero piccolo... Se consideri che qui vivono con il salario minimo di 59 euro al mese prova ad immagina re quanto un aiuto, piccolo per noi, sia grande per loro.
    kiss

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  8. L'adozione di un bambino a distanza non risolverà i problemi del mondo, ma allevia e migliora la vita di UN mondo, quello che c'è in ogni bambino.
    Anche io e Luca abbiamo intenzione di adottare un bimbo a distanza, per guardare al futuro con un minimo di speranza: se fossi io nella condizione di una di quelle mamme sieropositive, anche io vorrei che mia/o figlia/o avesse un'opportunità in più da vivere...

    Un forte abbraccio
    Arianna

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  9. Che bello Ari...
    Che bella risposta...

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