mercoledì 23 settembre 2009

Khanimambo


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Ultima notte a Maputo, ultima notte sotto questo cielo stellato e nuvoloso.

In questi giorni ho fatto il pieno, mi sono riempita il cuore di colori, di rumori, odori, sapori, parole e suoni.
Ho camminato con il naso in sù guardando il cielo, i palazzoni distrutti e poi guardando le strade con quelle buche che hanno attentato alla mia vita per tanti mesi.
E la gente, i bambini, le bancarelle, la frutta.
Tutto.
Mi mancherà tutto. E tutti.

Descrivere questi mesi a Maputo non è possibile, non basterebbe tutta la notte e poi ci sono sentimenti che non possono essere espressi con parole, sono troppo forti, troppo intensi, rimangono nel cuore.
Qui ho imparato a conoscere i miei limiti, i miei confini e a superarli spesso.
L'Africa ti fa sentire piccola, distrugge tutte le tue certezze, tutto quello che sapevi fino ad ora non va più bene.
Il dolore nel vedere la gente gattonare per la poliomelite, il disagio nel vedere la gente frugare nella spazzatura, il senso di colpa nel vedere un bimbo di 4 anni mangiare uno dei due biscotti che gli hai dato e metterne un altro nello zaino...
Ma non è questa l'Africa che impari a conoscere.
L’immagine dell’Africa povera, calda, con le malattie e tutti i suoi problemi, nei vari mesi si è colorata e ha preso forma. Non è più un’immagine in bianco e nero, dei segni su una cartina, è diventata un paese con pregi e difetti, con personalità e vita. Quando non si conosce una realtà, ma la si immagina soltanto, la si riempie di pregiudizi e la si costruisce fermandosi alle sue difficoltà. Non si riesce a dargli forma davvero finché non si aggiungono i “colori”.
E i colori si scoprono li. Sono le sensazioni, i sentimenti, le emozioni.
E allora l’Africa smette di essere un posto di “sole” malattie e problemi e si colora di sentimenti. La gente non è più “quella con un problema” ma acquista dei nomi, delle caratteristiche. Una vita insomma.

E io ho avuto la fortuna di conoscere tutto questo.
La fortuna di trovare una "casa", di dividere con una persona splendida momenti felici, scoperte, momenti tristi, dubbi e cedimenti.
E l'esperienza diventa migliore di quanto si sperasse.

Qui c'è solo da imparare, noi walungu non dobbiamo spiegargli niente.
"Os africanos nao tem dineiro, ma tem coraçao dorado" mi ha detto oggi un amico.
E io non dimenticherò mai i vostri sguardi, i vostri abbracci, il vostro affetto.

E' per questo che noi diciamo “Non potrò mai dimenticarti”, e gli africani dicono “Non crediamo tu possa mai scordarti di noi”.

E allora khanimambo Maputo...
Non ti dimenticherò mai.

Ninymela qu quela mbuya...

3 commenti:

  1. Forse allora è questo il famoso mal d'africa di cui parlano tutti quelli che tornano e nessuno che non c'è stato capisce per davvero :)
    Mi fa piacere che tu stia per tornare ad una distanza più percorribile di quella attuale, ma capisco la malinconia: sono certo che nel bene e nel male questo sia stato un anno indimenticabile per voi due. E sono contento di averne potuto far parte un pochino, in qualità di lettore (più o meno costretto a seconda dei casi :P) del blog.
    E ora? Il blog che fine fa? Si trasforma in PROSSIMOPOSTO FORSE CON FORSE SENZA NUTELLA?

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  2. Johachim Chissano24 settembre 2009 19:39

    Bella la parte quando parli del fatto che non si può conoscere mai bene bene un certo posto se non si aggiungono i "colori"...vale così per tutti i campi della vita...mai nulla è in bianco e nero! Come sarà adesso riabituarti alle città occidentali? :P
    P.S.: ad Agrigento ci sono pure le buche quindi da questo punto di vista il compito è facilitato.
    baci!!

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  3. Tatino hai contribuito + che come semplice lettore... (inoltre non riveleremo mai che hai giocato con noi via skype a nomicosecittà);

    Chissano ho capito chi sei :P
    Troppa finezza nella firma :D
    Non sarà riabituarmi alle città il problema... quanto agli occidentali :P

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